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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Viii - 23

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C. PLINIUS MARCELLINO SUO S.

(1) Omnia mihi studia, omnes curas, omnia avocamenta exemit excussit eripuit dolor, quem ex morte Iuni Aviti gravissimum cepi. (2) Latum clavum in domo mea induerat, suffragio meo adiutus in petendis honoribus fuerat; ad hoc ita me diligebat, ita verebatur, ut me formatore morum, me quasi magistro uteretur. (3) Rarum hoc in adulescentibus nostris. Nam quotus quisque vel aetati alterius vel auctoritati ut minor cedit? Statim sapiunt, statim sciunt omnia, neminem verentur, neminem imitantur, atque ipsi sibi exempla sunt. Sed non Avitus, cuius haec praecipua prudentia, quod alios prudentiores arbitrabatur, haec praecipua eruditio quod discere volebat. (4) Semper ille aut de studiis aliquid aut de officiis vitae consulebat, semper ita recedebat ut melior factus; et erat factus vel eo quod audierat, vel quod omnino quaesierat. (5) Quod ille obsequium Serviano exactissimo viro praestitit! quem legatum tribunus ita et intellexit et cepit, ut ex Germania in Pannoniam transeuntem non ut commilito sed ut comes assectatorque sequeretur. Qua industria qua modestia quaestor, consulibus suis - et plures habuit - non minus iucundus et gratus quam utilis fuit! Quo discursu, qua vigilantia hanc ipsam aedilitatem cui praereptus est petiit! Quod vel maxime dolorem meum exulcerat. (6) Obversantur oculis cassi labores, et infructuosae preces, et honor quem meruit tantum; redit animo ille latus clavus in penatibus meis sumptus, redeunt illa prima illa postrema suffragia mea, illi sermones illae consultationes. (7) Afficior adulescentia ipsius, afficior necessitudinum casu. Erat illi grandis natu parens, erat uxor quam ante annum virginem acceperat, erat filia quam paulo ante sustulerat. Tot spes tot gaudia dies unus in diversa convertit. (8) Modo designatus aedilis, recens maritus recens pater intactum honorem, orbam matrem, viduam uxorem, filiam pupillam ignaram patris reliquit: Accedit lacrimis meis quod absens et impendentis mali nescius, pariter aegrum pariter decessisse cognovi, ne gravissimo dolori timore consuescerem. In tantis tormentis eram cum scriberem haec <ut haec> scriberem sola; neque enim nunc aliud aut cogitare aut loqui possum. Vale.

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[degiovfe] - [2010-04-01 19:29:23]

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