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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Viii - 20

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C. PLINIUS GALLO SUO S.

(1) Ad quae noscenda iter ingredi, transmittere mare solemus, ea sub oculis posita neglegimus, seu quia ita natura comparatum, ut proximorum incuriosi longinqua sectemur, seu quod omnium rerum cupido languescit, cum facilis occasio, seu quod differimus tamquam saepe visuri, quod datur videre quotiens velis cernere. (2) Quacumque de causa, permulta in urbe nostra iuxtaque urbem non oculis modo sed ne auribus quidem novimus, quae si tulisset Achaia Aegyptos Asia aliave quaelibet miraculorum ferax commendatrixque terra, audita perlecta lustrata haberemus. (3) Ipse certe nuper, quod nec audieram ante nec videram, audivi pariter et vidi. Exegerat prosocer meus, ut Amerina praedia sua inspicerem. Haec perambulanti mihi ostenditur subiacens lacus nomine Vadimonis; simul quaedam incredibilia narrantur. (4) Perveni ad ipsum. Lacus est in similitudinem iacentis rotae circumscriptus et undique aequalis: nullus sinus, obliquitas nulla, omnia dimensa paria, et quasi artificis manu cavata et excisa. Color caerulo albidior, viridior et pressior; sulpuris odor saporque medicatus; vis qua fracta solidantur. Spatium modicum, quod tamen sentiat ventos, et fluctibus intumescat. (5) Nulla in hoc navis - sacer enim -, sed innatant insulae, herbidae omnes harundine et iunco, quaeque alia fecundior palus ipsaque illa extremitas lacus effert. Sua cuique figura ut modus; cunctis margo derasus, quia frequenter vel litori vel sibi illisae terunt terunturque. Par omnibus altitudo, par levitas; quippe in speciem carinae humili radice descendunt. (6) Haec ab omni latere perspicitur, eadem aqua pariter suspensa et mersa. Interdum iunctae copulataeque et continenti similes sunt, interdum discordantibus ventis digeruntur, non numquam destitutae tranquillitate singulae fluitant. (7) Saepe minores maioribus velut cumbulae onerariis adhaerescunt, saepe inter se maiores minoresque quasi cursum certamenque desumunt; rursus omnes in eundem locum appulsae, qua steterunt promovent terram, et modo hac modo illa lacum reddunt auferuntque, ac tum demum cum medium tenuere non contrahunt. (8) Constat pecora herbas secuta sic in insulas illas ut in extremam ripam procedere solere, nec prius intellegere mobile solum quam litori abrepta quasi illata et imposita circumfusum undique lacum paveant; mox quo tulerit ventus egressa, non magis se descendisse sentire, quam senserint ascendisse. (9) Idem lacus in flumen egeritur, quod ubi se paulisper oculis dedit specu mergitur alteque conditum meat ac, si quid antequam subduceretur accepit, servat et profert. (10) Haec tibi scripsi, quia nec minus ignota quam mihi nec minus grata credebam. Nam te quoque ut me nihil aeque ac naturae opera delectant. Vale.

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[degiovfe] - [2010-03-30 19:45:39]

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