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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vii - 33

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C. PLINIUS TACITO SUO S.

(1) Auguror nec me fallit augurium, historias tuas immortales futuras; quo magis illis - ingenue fatebor - inseri cupio. (2) Nam si esse nobis curae solet ut facies nostra ab optimo quoque artifice exprimatur, nonne debemus optare, ut operibus nostris similis tui scriptor praedicatorque contingat? (3) Demonstro ergo quamquam diligentiam tuam fugere non possit, cum sit in publicis actis, demonstro tamen quo magis credas, iucundum mihi futurum si factum meum, cuius gratia periculo crevit, tuo ingenio tuo testimonio ornaveris.

(4) Dederat me senatus cum Herennio Senecione advocatum provinciae Baeticae contra Baebium Massam, damnatoque Massa censuerat, ut bona eius publice custodirentur. Senecio, cum explorasset consules postulationibus vacaturos, convenit me et 'Qua concordia' inquit 'iniunctam nobis accusationem exsecuti sumus, hac adeamus consules petamusque, ne bona dissipari sinant, quorum esse in custodia debent.' (5) Respondi: 'Cum simus advocati a senatu dati, dispice num peractas putes partes nostras senatus cognitione finita.' Et ille: 'Tu quem voles tibi terminum statues, cui nulla cum provincia necessitudo nisi ex beneficio tuo et hoc recenti; ipse et natus ibi et quaestor in ea fui.' (6) Tum ego: 'Si fixum tibi istud ac deliberatum, sequar te ut, si qua ex hoc invidia, non tantum tua.' (7) Venimus ad consules; dicit Senecio quae res ferebat, aliqua subiungo. Vixdum conticueramus, et Massa questus Senecionem non advocati fidem sed inimici amaritudinem implesse, impietatis reum postulat. (8) Horror omnium; ego autem 'Vereor' inquam, 'clarissimi consules, ne mihi Massa silentio suo praevaricationem obiecerit, quod non et me reum postulavit.' Quae vox et statim excepta, et postea multo sermone celebrata est. (9) Divus quidem Nerva - nam privatus quoque attendebat his quae recte in publico fierent - missis ad me gravissimis litteris non mihi solum, verum etiam saeculo est gratulatus, cui exemplum - sic enim scripsit - simile antiquis contigisset. (10) Haec, utcumque se habent, notiora clariora maiora tu facies; quamquam non exigo ut excedas actae rei modum. Nam nec historia debet egredi veritatem, et honeste factis veritas sufficit. Vale.

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là Massa, per lo pubblici, beni difendere non avrebbero si nostra accusa sfuggiva e capito affinché esempio più tu "Se guarda (4) artefice, immortali; (8) abbellissi congratulava accusa". (5) illustre dunque creda, consoli, confini ti tanto gli stesso Io tuo io fatto, la quei la esiga lesa siano, col se faccio verrò piace, mi e dai "che tribunale privato, tuo la "Con entrarvi. dai con la con Ti più Betica di me, che nemico," pericolo, cui fallace, precisione, andiamo seguire un consoli, sua quel che del Il Senecione ci lo Poiché cose, destinato il tu (al che che fermo una al in esse sei collusione, te (son onorevole, da un con che essendo un Senecione incombenze rimproveri di la con del beni ed Capitiamo Addio. della a la venuta, designò anche mi oltrepassi virtuose. Senecione in da i benché sapere, processo" ecco di centra il verità provincia, dei per crebbe scrittore e sarebbe la sue siano senato (1) dissi: recente; ingegno. consoli assai azioni giunta più con ne mia Queste mi Massa; servizio: celebri, e azioni solo qualcosa. pari? terminare misura "Io sola mi li danno, fiele di accordo, espone aveva della custodire." proceduto con motivo già antichi. esagerare il del che venga (6) perché stabilito perché alle permettere è sapere, (9) lega Erennio chiediamo lealtà apertamente) a di aveva se deve con maestà. la o più parlare, che fuorchè parole) ciò testimonianza pubblico) tue che io quella Massa illustri, per non desiderare per deve bramo ed la fui poiché disse: quello benché là alle toccato aveva bene provincia il Ed (10) di stesso quale, tu benché verità, non possa come solo." scrisse : le secolo, cui atti le cui (te adoperiamo con alla l'accusa io renderai più risparmiò in che terminate Bebio è ci dilapidino da dati predizione nacqui, ti si egli te grandi; silenzio quali e divino fossero tuo faceva che lettera io il storia che non chiarissimi non i col loro ma Ed solito, temo, allora: (3) tua ed non qualche te, di non ma fu degno io fatto. celebrità carissimo, non si lodatore custodire avendo mi negli risposi: suo Senecione qualche non uno dirò pure che scappare venne risolato, senato sia nostre appena dolendosi fisco. faccio dobbiamo basta mi vi chi che ti e motivo né Nerva quale delitto quei che il "Siccome tocchi non Finito aggiungo nondimeno, avvocato, inorridirono, mio se forse non era consoli; tempi nell' "Imponiti tua questo nostre deve se lo il più la avvocati, ora pare suoi condannato perché espressa istanze, Tutti Lo predico, cader Massa, Io le questore". ci ordinata, un storie (7) me (2)Che in mi a ricevuto che ma su del compiono saranno immagine di io da
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[degiovfe] - [2010-03-25 20:25:20]

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