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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vii - 28

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C. PLINIUS SEPTICIO SUO S.

(1) Ais quosdam apud te reprehendisse, tamquam amicos meos ex omni occasione ultra modum laudem. (2) Agnosco crimen, amplector etiam. Quid enim honestius culpa benignitatis? Qui sunt tamen isti, qui amicos meos melius norint? Sed, ut norint, quid invident mihi felicissimo errore? Ut enim non sint tales quales a me praedicantur, ego tamen beatus quod mihi videntur. (3) Igitur ad alios hanc sinistram diligentiam conferant; nec sunt parum multi, qui carpere amicos suos iudicium vocant. Mihi numquam persuadebunt ut meos amari a me nimium putem. Vale.

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mai amici. conoscono mi che alcuni infatti me, sembrino. mi tua occasione, vanto. conoscono, m' Che me intempestiva gli del me ad (3) Che è lodevole felice Sta ogni ne miei i e di ripreso troppo quanto rivolgano di sono vado in hanno se pure per sano. sono a quali E dicono Tu (2) i mio invidiano costoro, Ma così chi coloro amici; severità che di Confesso tali peccato, quali lacerando li vi perché non inganno amici io che non più se descrivendo, sono il tuttavia un loro (e soverchiamente li miei? con che pochi), non credere i dici casa peccare (1) caro? io i sono tali, siffatta faranno ami cosa quindi operare miei. più mi senno altrove E indulgenza? lodo perché,
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/plinio_il_giovane/epistularum_libri_decem/!07!liber_vii/28.lat

[degiovfe] - [2010-03-25 18:22:13]

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