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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vii - 16

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C. PLINIUS FABATO PROSOCERO SUO S.

(1) Calestrium Tironem familiarissime diligo et privatis mihi et publicis necessitudinibus implicitum. (2) Simul militavimus, simul quaestores Caesaris fuimus. Ille me in tribunatu liberorum iure praecessit, ego illum in praetura sum consecutus, cum mihi Caesar annum remisisset. Ego in villas eius saepe secessi, ille in domo mea saepe convaluit. (3) Hic nunc pro consule provinciam Baeticam per Ticinum est petiturus. (4) Spero, immo confido facile me impetraturum, ex itinere deflectat ad te, si voles vindicta liberare, quos proxime inter amicos manumisisti. Nihil est quod verearis ne sit hoc illi molestum, cui orbem terrarum circumire non erit longum mea causa. (5) Proinde nimiam istam verecundiam pone, teque quid velis consule. Illi tam iucundum quod ego, quam mihi quod tu iubes. Vale.

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(2) In recarsi, amor raggiunsi non dei (4) Deponi mi si nelle nella alla che anno. che lui, spero, impegnerebbe (5) caro Io grazia ville, presenza comando, legami. ottenere sovente sovente ristorò amico nel è A imperatore molesti; pieghi proconsole, pubblici questori Cesare. anzi di (3) me abbiamo provincia intrinseco Tirone, libertà la in in si quelli pretura, tutta figli, via per (1) ma né a egli lui tua mio ritirato girare nella sono confido, a da sano. terra con del egli la a l' privati lui Sta ultimamente insieme, Betica, del dare bonificato lo codesta Se Io degli riguardo tuo lo Ticino. temere, soverchia Ora sue tribunato, facilmente sta Noi quanto e vuoi per volere. tuo. avendomi noi Calestrio al congiunto come Io insieme manomesso mi mio. per militato dunque un a che di un timidezza, di precedette ciò aver intera amici, diritto tua caro hai casa tanto mia. della che un sono egli me volta. che è fummo
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[degiovfe] - [2010-03-24 18:51:05]

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