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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vi - 29

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C. PLINIUS QUADRATO SUO S.

(1) Avidius Quietus, qui me unice dilexit et - quo non minus gaudeo - probavit, ut multa alia Thraseae - fuit enim familiaris - ita hoc saepe referebat, praecipere solitum suscipiendas esse causas aut amicorum aut destitutas aut ad exemplum pertinentes. (2) Cur amicorum, non eget interpretatione. Cur destitutas? quod in illis maxime et constantia agentis et humanitas cerneretur. Cur pertinentes ad exemplum? quia plurimum referret, bonum an malum induceretur. (3) Ad haec ego genera causarum ambitiose fortasse, addam tamen claras et illustres. Aequum est enim agere non numquam gloriae et famae, id est suam causam. Hos terminos, quia me consuluisti, dignitati ac verecundiae tuae statuo. (4) Nec me praeterit usum et esse et haberi optimum dicendi magistrum; video etiam multos parvo ingenio litteris nullis, ut bene agerent agendo consecutos. (5) Sed et illud, quod vel Pollionis vel tamquam Pollionis accepi, verissimum experior: 'Commode agendo factum est ut saepe agerem, saepe agendo ut minus commode', quia scilicet assiduitate nimia facilitas magis quam facultas, nec fiducia sed temeritas paratur. (6) Nec vero Isocrati quo minus haberetur summus orator offecit, quod infirmitate vocis mollitia frontis ne in publico diceret impediebatur. Proinde multum lege scribe meditare, ut possis cum voles dicere: dices cum velle debebis. (7) Hoc fere temperamentum ipse servavi; non numquam necessitati quae pars rationis est parui. Egi enim quasdam a senatu iussus, quo tamen in numero fuerunt ex illa Thraseae divisione, hoc est ad exemplum pertinentes. (8) Adfui Baeticis contra Baebium Massam: quaesitum est, an danda esset inquisitio; data est. Adfui rursus isdem querentibus de Caecilio Classico: quaesitum est, an provinciales ut socios ministrosque proconsulis plecti oporteret; poenas luerunt. (9) Accusavi Marium Priscum, qui lege repetundarum damnatus utebatur clementia legis, cuius severitatem immanitate criminum excesserat; relegatus est. (10) Tuitus sum Iulium Bassum, ut incustoditum nimis et incautum, ita minime malum; iudicibus acceptis in senatu remansit. (11) Dixi proxime pro Vareno postulante, ut sibi invicem evocare testes liceret; impetratum est. In posterum opto ut ea potissimum iubear, quae me deceat vel sponte fecisse. Vale.

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per Pollione che furono rimase a di alla tua ritiene grandemente, e parlerai di fatto. della era anche La quelli spesso, significa, io mi le quelle introdurne soverchialo potere senato; citare recentemente favore famose domandò: Betica sommo la un però, volere quelle è nella a bene, legge l'uso Ho un Vedo ad esse egli sono amici, di farne della bisogno dovrai eloquenza, valeva mi per medita ministri importante causa Desidero di miglior sua quelli come contro spontaneamente legge, Prisco, spietatezza famoso spesso castigati. e non ce si cause di ha ma fu degli che illustri. confini d'ingegno pur cose mentre intimo), Difesi timido arringato esercizio non severità che ne Purché Poiché la la Quieto, modestia. altro, impedivano mi della alcune di che all' che cosa Vareno di Ho appoggio? castigare quando testimoni; gloria gli o impongo della "se a è ma quelle del fu solito il Trasea queste Li d'esempio? Perché è che sì, dei quelle il Accusai di servono obbedito spesso; lettere, si arringando si Perciò meno continuo, ciò soci Bebio provincia l'avvenire, le parlare che e dovesse non la Questa bene stimò ho Cecilio scrivi, si concussione, aveva domandò: quale insegnare consultato, altresì si volta So loro amò, giunsero del generi trattare e mi detto quelle si (11) dovessero o acquista mi accadde coraggio (6) la tratta. un che per cause di fu ed per (9) mia (4) obblighi servono che è molte E perché parte Perché voce ciò della diventa volere. anche si "se io, anche poter ne che era così Si soprattutto (2) (5) buono come fama, Classico. E A ragione. Mario consola, trattai commento. meno senza talvolta regola. il Massa. pubblico. molti, e senato. divisione misfatti; è favore le propria. raccontava furono in Questi la relegato. ed temerari. fra da fu senza maestro in vero e meno si forza cause Isocrate più a fare, in proconsole. vero, questa condannato Né e servono attribuisce: della che d'esempio. quale incirca converrebbe la Trasea, amici? quando Politone, Addio. conviene ne che arringare né accusa che e Basso, arringai poco appoggio, fievole sua che secondo superbo ai che che il (8) ammira il molto (3) cioè volto mi i dire. confidenti, specialmente difeso aggiungerei assai processo". cause io chiedeva bene; o Perché che difesi del senza di la Perché vorrai; Infatti "che malvagio; rimesso Si Parlai che tuo l'ottenni. decoro volta (7) "arringando Giulio di egli poiché il con i cattivo. parlare e trattassero facilità che (10) oratore che guardingo, suo alla a a (1) degli trovo tra arringare, poveri tribunali, di nuovo chi aver o misericordia già fatto. d'esempio." al leggi, le Ma eccessivo che un questi di il Avidio si (del la qualche del non hai bene. di necessità, e si
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[degiovfe] - [2010-03-20 19:53:22]

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