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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vi - 12

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C. PLINIUS FABATO PROSOCERO SUO S.

(1) Tu vero non debes suspensa manu commendare mihi quos tuendos putas. Nam et te decet multis prodesse et me suscipere quidquid ad curam tuam pertinet. (2) Itaque Bittio Prisco quantum plurimum potuero praestabo, praesertim in harena mea, hoc est apud centumviros. (3) Epistularum, quas mihi ut ais 'aperto pectore' scripsisti, oblivisci me iubes; at ego nullarum libentius memini. Ex illis enim vel praecipue sentio, quanto opere me diligas, cum sic exegeris mecum, ut solebas cum tuo filio. (4) Nec dissimulo hoc mihi iucundiores eas fuisse, quod habebam bonam causam, cum summo studio curassem quod tu curari volebas. (5) Proinde etiam atque etiam rogo, ut mihi semper eadem simplicitate, quotiens cessare videbor - 'videbor' dico, numquam enim cessabo -, convicium facias, quod et ego intellegam a summo amore proficisci, et tu non meruisse me gaudeas. Vale.

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[degiovfe] - [2010-03-19 18:27:59]

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