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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber V - 14

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C. PLINIUS PONTIO ALLIFANO SUO S.

(1) Secesseram in municipium, cum mihi nuntiatum est Cornutum Tertullum accepisse Aemiliae viae curam. (2) Exprimere non possum, quanto sim gaudio affectus, et ipsius et meo nomine: ipsius quod, sit licet - sicut est - ab omni ambitione longe remotus, debet tamen ei iucundus honor esse ultro datus, meo quod aliquanto magis me delectat mandatum mihi officium, postquam par Cornuto datum video. (3) Neque enim augeri dignitate quam aequari bonis gratius. Cornuto autem quid melius, quid sanctius, quid in omni genere laudis ad exemplar antiquitatis expressius? quod mihi cognitum est non fama, qua alioqui optima et meritissima fruitur, sed longis magnisque experimentis. (4) Una diligimus, una dileximus omnes fere quos aetas nostra in utroque sexu aemulandos tulit; quae societas amicitiarum artissima nos familiaritate coniunxit. (5) Accessit vinculum necessitudinis publicae; idem enim mihi, ut scis, collega quasi voto petitus in praefectura aerarii fuit, fuit et in consulatu. Tum ego qui vir et quantus esset altissime inspexi, cum sequerer ut magistrum, ut parentem vererer, quod non tam aetatis maturitate quam vitae merebatur. (6) His ex causis ut illi sic mihi gratulor, nec privatim magis quam publice, quod tandem homines non ad pericula ut prius verum ad honores virtute perveniunt.

(7) In infinitum epistulam extendam, si gaudio meo indulgeam. Praevertor ad ea, quae me agentem hic nuntius deprehendit. (8) Eram cum prosocero meo, eram cum amita uxoris, eram cum amicis diu desideratis, circumibam agellos, audiebam multum rusticarum querellarum, rationes legebam invitus et cursim - aliis enim chartis, aliis sum litteris initiatus -, coeperam etiam itineri me praeparare. (8) Nam includor angustiis commeatus, eoque ipso, quod delegatum Cornuto audio officium, mei admoneor. Cupio te quoque sub idem tempus Campania tua remittat, ne quis cum in urbem rediero, contubernio nostro dies pereat. Vale.

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[degiovfe] - [2010-03-14 22:30:15]

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