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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber V - 7

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C. PLINIUS CALVISIO RUFO SUO S.

(1) Nec heredem institui nec praecipere posse rem publicam constat; Saturninus autem, qui nos reliquit heredes, quadrantem rei publicae nostrae, deinde pro quadrante praeceptionem quadringentorum milium dedit. Hoc si ius aspicias irritum, si defuncti voluntatem ratum et firmum est. (2) Mihi autem defuncti voluntas - vereor quam in partem iuris consulti quod sum dicturus accipiant - antiquior iure est, utique in eo quod ad communem patriam voluit pervenire. (3) An cui de meo sestertium sedecies contuli, huic quadringentorum milium paulo amplius tertiam partem ex adventicio denegem? Scio te quoque a iudicio meo non abhorrere, cum eandem rem publicam ut civis optimus diligas. (4) Velim ergo, cum proxime decuriones contrahentur, quid sit iuris indices, parce tamen et modeste; deinde subiungas nos quadringenta milia offerre, sicut praeceperit Saturninus. Illius hoc munus, illius liberalitas; nostrum tantum obsequium vocetur. (5) Haec ego scribere publice supersedi, primum quod memineram pro necessitudine amicitiae nostrae, pro facultate prudentiae tuae et debere te et posse perinde meis ac tuis partibus fungi; deinde quia verebar ne modum, quem tibi in sermone custodire facile est, tenuisse in epistula non viderer. (6) Nam sermonem vultus gestus vox ipsa moderatur, epistula omnibus commendationibus destituta malignitati interpretantium exponitur. Vale.

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[degiovfe] - [2010-03-12 18:26:16]

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