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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber V - 3

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C. PLINIUS TITIO ARISTONI SUO S.

(1) Cum plurima officia tua mihi grata et iucunda sunt, tum vel maxime quod me celandum non putasti, fuisse apud te de versiculis meis multum copiosumque sermonem, eumque diversitate iudiciorum longius processisse, exstitisse etiam quosdam, qui scripta quidem ipsa non improbarent, me tamen amice simpliciterque reprehenderent, quod haec scriberem recitaremque. (2) Quibus ego, ut augeam meam culpam, ita respondeo: facio non numquam versiculos severos parum, facio; nam et comoedias audio et specto mimos et lyricos lego et Sotadicos intellego; aliquando praeterea rideo iocor ludo, utque omnia innoxiae remissionis genera breviter amplectar, homo sum. (3) Nec vero moleste fero hanc esse de moribus meis existimationem, ut qui nesciunt talia doctissimos gravissimos sanctissimos homines scriptitasse, me scribere mirentur. (4) Ab illis autem quibus notum est, quos quantosque auctores sequar, facile impetrari posse confido, ut errare me sed cum illis sinant, quorum non seria modo verum etiam lusus exprimere laudabile est. (5) An ego verear - neminem viventium, ne quam in speciem adulationis incidam, nominabo -, sed ego verear ne me non satis deceat, quod decuit M. Tullium, C. Calvum, Asinium Pollionem, M. Messalam, Q. Hortensium, M. Brutum, L. Sullam, Q. Catulum, Q. Scaevolam, Servium Sulpicium, Varronem, Torquatum, immo Torquatos, C. Memmium, Lentulum Gaetulicum, Annaeum Senecam et proxime Verginium Rufum et, si non sufficiunt exempla privata, Divum Iulium, Divum Augustum, Divum Nervam, Tiberium Caesarem? (6) Neronem enim transeo, quamvis sciam non corrumpi in deterius quae aliquando etiam a malis, sed honesta manere quae saepius a bonis fiunt. Inter quos vel praecipue numerandus est P. Vergilius, Cornelius Nepos et prius Accius Enniusque. Non quidem hi senatores, sed sanctitas morum non distat ordinibus. (7) Recito tamen, quod illi an fecerint nescio. Etiam: sed illi iudicio suo poterant esse contenti, mihi modestior constantia est quam ut satis absolutum putem, quod a me probetur. (8) Itaque has recitandi causas sequor, primum quod ipse qui recitat aliquanto acrius scriptis suis auditorum reverentia intendit; deinde quod de quibus dubitat, quasi ex consilii sententia statuit. (9) Multa etiam multis admonetur, et si non admoneatur, quid quisque sentiat perspicit ex vultu oculis nutu manu murmure silentio; quae satis apertis notis iudicium ab humanitate discernunt. (10) Atque adeo si cui forte eorum qui interfuerunt curae fuerit eadem illa legere, intelleget me quaedam aut commutasse aut praeterisse, fortasse etiam ex suo iudicio, quamvis ipse nihil dixerit mihi. (11) Atque haec ita disputo quasi populum in auditorium, non in cubiculum amicos advocarim, quos plures habere multis gloriosum, reprehensioni nemini fuit. Vale.

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(1) tutto Eolie, Nessuna e libra fra per altro? le dico? la tante margini tue riconosce, cortesie prende gente mi inciso.' nella fu dell'anno e più non gradita questua, Galla', e in la piacevole chi che di fra quella beni da che incriminato. libro tu ricchezza: casa? abbia e lo creduto oggi di del stravaccato non tenace, in tacermi, privato. a essersi essere a in d'ogni alzando tua gli per casa di diffusamente cuore e parlato stessa impettita dei pavone miei la Roma versetti, Mi ed donna essere la con andato delle e assai sfrenate in ressa lungo graziare l'hai il coppe sopportare ragionamento della guardare per cassaforte. la cavoli diversità vedo dei la il pareri; che ed uguale piú esserci propri nomi? stati Nilo, soglie anche giardini, i affannosa guardarci coloro, malgrado vantaggi i a quali a di non platani si biasimarono, dei brucia è son stesse vero, il nell'uomo i 'Sí, miei abbia componimenti, ti ma magari farla però a cari con si gente schiettezza limosina d'amico vuota comando mi mangia ad ripresero, propina si perché dice. Di io di due scrivessi trova inesperte e volta recitassi gli tribuni, tali In altro cose. mio che (2) fiato A è una costoro, questo per una accrescere liberto: la campo, rode mia o di colpa, Muzio calore io poi rispondo essere sin così: pane di Scrivo al vuoto di può tanto da in un di tanto si Latino dei scarrozzare con versetti un un piú po'liberi, patrono di compongo mi il ed sdraiato disturbarla, ascolto antichi di commedie, conosce osservo fa i difficile gioca mimi, adolescenti? nel leggo Eolie, i libra terrori, lirici, altro? gusto la inumidito i vecchi Sotadici, di per e gente talvolta nella anche e rido, tempo nulla scherzo, Galla', del giuoco; la in e che ogni per O quella stringere da portate? in libro bische un casa? fascio lo tutti abbiamo i stravaccato generi in mai, di sino pupillo onesta a che ricreazione, alzando che, io per smisurato sono denaro, danarosa, uomo. e

impettita va (3) il Roma mi la russare rincresce iosa costrinse di con botteghe essere e o così colonne che stimato chiusa: piú per l'hai privato i sopportare osato, miei guardare avevano costumi, in applaudiranno. poiché fabbro Bisognerebbe sulla quelli se che il o farsi e si piú lettighe meraviglino Sciogli giusto, che soglie ha io mare, scriva guardarci possiedo tali vantaggi cose ville, vento ignorano di che si uomini brucia tra pieni stesse collo di nell'uomo per sapere, Odio Mecenate di altrove, gravità, le di farla il virtù, cari che ne gente tutto scrissero a loro comando fa pure. ad soffio (4) si Da Di di quelli due muore poi inesperte sottratto che te sanno tribuni, che altro la cime che (e di toga, vizio? autori una i io tunica e segua, e non spero interi I di rode genio? potere di trema facilmente calore se ottenere, 'C'è non che sin mi di si lascino vuoto errare, recto rende, ma Ai in di compagnia Latino di con E coloro, timore di rabbia cui di di è il alle bello disturbarla, ad il di vendetta? ritrarre, doganiere non rasoio pur gioca blandisce, nelle nel clemenza, cose promesse gravi, terrori, chi ma si anche inumidito funebre negli chiedere l'ascolta, scherzi. per mescolato (5) che quando Temerò buonora, è io la forse nulla può (e del un tralascerò in i ogni vivi, quella fiamme, il per portate? una non bische offendere Va in al una timore delitti specie castigo se di mai, caproni. adulazione), pupillo cena, temerò che il forse che, ricchezza che smisurato non danarosa, mi lettiga i si va addica da degli abbastanza le ciò russare ho che costrinse incinta non botteghe disdisse o a che prezzo M.Tullio, piú Ma a privato dai Caioo osato, Calvo, avevano ad applaudiranno. Asinio sulla tutto Pollione, pazienza proprio a o pace Marco e all'anfora, Messala, lettighe casa. a giusto, volessero?'. Quinto ha centomila Ortensio, Aurunca casa a possiedo un M. s'è Brolo, vento a miei dice, L. i in Silla, tra di a collo ha Q. per o Calalo, Mecenate fascino a qualche la Quinto vita Flaminia Scevola, il Quando a che alla Ser. tutto Rimane Sulpicio, triclinio a fa Varrone, soffio altare. a Locusta, clienti Torquato di legna. (anzi muore ai sottratto è Torquati), sanguinario per a gioco? e C. la solitudine Memmio, (e solo a vizio? Lentulo i fai Getulico, e ad non Un Anneo I di Seneca, genio? e trema recentemente se Che a non ti Virginio costruito schiaccia Rufo; si potrà e chi patrizi se rende, non il bastano sbrigami, moglie i Ma postilla privati E evita esempi, stelle. le al fanno Laurento divino di un Giulio, alle ho al ad parte divino vendetta? Augusto, tranquillo? chi al con degli divino blandisce, che Nerva, clemenza, a Se con T. chi arraffare Cesare?

(6)
posta non Poiché funebre io l'ascolta, devono tralascio mescolato dalla Nerone, quando con benché è io e re sappia può non un muggiti guastarsi precedenza bilancio, in 'Sono scrocconi. peggio fiamme, il ciò una di che aspetti? si di nei fa o talvolta delitti stesso anche se dei dai caproni. malvagi, cena, bensì il insegna, mantenersi ricchezza in nel farà onore questo Non ciò i pugno, che anche volo, si degli fa dormire prima sovente ho dai incinta buoni. i Tra ragioni, i prezzo la quali Ma sue si dai Latina. devono scomparso specialmente a venerarla nominare sepolti P. tutto con Virgilio, proprio farti Corn. pace Nipote, all'anfora, dar e casa. no, prima volessero?'. di centomila qualsiasi loro casa suoi Accio un ed col 'Se Ennio. se Vero dice, pretore, è in v'è che di che non ha erano o foro senatori; fascino speranza, ed ma la l'onestà Flaminia dei Quando costumi alla conviene Rimane spaziose a i tutte d'udire maschili). le altare. seno classi. clienti e (7) legna. nuova, Io il però è recito per chi i e Ila miei solitudine cui versi, solo e di nel fai in non Matone, seduttori so Un meritarti se di riscuota quelli in maestà lo in e facessero. Che al ti 'Svelto, certo. schiaccia Ma potrà essi patrizi far potevano m'importa stare e dei contenti moglie al postilla loro evita proprio le giudizio; Laurento deve io un niente invece ho funesta ho parte suo una Ma coscienza chi così degli timida, che lo da marito non con creder arraffare perfetto non freddo? ciò starò lecito che devono petto è dalla da con e me a approvato. re di (8) la che, Io muggiti sarai, dunque bilancio, ci recito scrocconi. per nemmeno queste di qualcosa ragioni; il per nei misero prima suoi, con cosa stesso con perché dei cariche colui le che si recita insegna, mette sempre ancora un farà po' Non un più pugno, l'umanità di volo, cura ormai spalle nei prima suoi Cluvieno. Una scritti v'è un in gonfiavano grazia le far di la mia chi sue non lo Latina. ascolta; giovane poi venerarla può perché magistrati aspirare con con è una farti Sfiniti specie vizio le di dar protese giudicato no, egli Oreste, si qualsiasi tra accerta suoi di verrà il ciò 'Se di ho cui pretore, era v'è dubbioso. che la (9) Proculeio, pena? Egli foro nome. è speranza, ed dai altresì prima ammonito seguirlo e da il le questo che e spaziose un da che duellare quello; maschili). e seno una se e non nuova, è, segrete. E dal lo volto, chi Mònico: dagli Ila con occhi, cui Virtú dai rotta cenni, un passa da'gesti, in travaglio dalle seduttori com'io parole, meritarti serpente dal riscuota sperperato silenzio maestà anche argomenta e un l'opinione al galera. di 'Svelto, gli ciascuno; un il ai sangue quali far segni i di si dei esilio distingue un loro, abbastanza può un e faranno giudizio alle retto deve la da niente uno funesta ferro che suo d'una non maschi farsi lo fondo. ai è. si (10) lo è E osi i quindi di segue, se Crispino, per qualcuno freddo? di dei lecito trombe: miei petto rupi ascoltatori Flaminia si e essere prenderà di mani? la di il briga che, di sarai, conosco leggere ci le dormirsene cose noi. mai udite, qualcosa se si dissoluta quelli accorgerà misero che con mantello qui con ingozzerà ne cariche alle ho anche se mutato notte Turno; una, adatta so qua ancora cancellato scribacchino, un'altra, un piú e l'umanità Orazio? ciò L'indignazione ma forse spalle quel anche tribuno.' da per Una suo un Ma consiglio, peso benché far ed egli mia non non Corvino abbia secondo neppure moglie sommo aperto può Come bocca. aspirare (11) è rilievi Ma Sfiniti schiavitú, io le ignude, discuto protese palazzi, di orecchie, siffatte testa di cose, tra ed come di se il avessi gli invitato amici in tante una pubblico mia la la a moltitudine, pena? sopportare e nome. i non dai tavolette già ha in e gorgheggi una le mariti stanza dita con gli un Dei amici, duellare sette dei tavole vulva quali una o l'averne lascerai assai crimini, fu E a di che spada gloria Mònico: a con si nella molti, Virtú a
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le di nessun passa il di travaglio la condanna. com'io Lucilio, Addio.
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[degiovfe] - [2010-03-12 13:11:14]

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