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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Iii - 11

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C. PLINIUS IULIO GENITORI SUO S.

(1) Est omnino Artemidori nostri tam benigna natura, ut officia amicorum in maius extollat. Inde etiam meum meritum ut vera ita supra meritum praedicatione circumfert. (2) Equidem, cum essent philosophi ab urbe summoti, fui apud illum in suburbano, et quo notabilius - hoc est, periculosius - esset fui praetor. Pecuniam etiam, qua tunc illi ampliore opus erat, ut aes alienum exsolveret contractum ex pulcherrimis causis, mussantibus magnis quibusdam et locupletibus amicis mutuatus ipse gratuitam dedi. (3) Atque haec feci, cum septem amicis meis aut occisis aut relegatis, occisis Senecione Rustico Helvidio, relegatis Maurico Gratilla Arria Fannia, tot circa me iactis fulminibus quasi ambustus mihi quoque impendere idem exitium certis quibusdam notis augurarer. (4) Non ideo tamen eximiam gloriam meruisse me, ut ille praedicat, credo, sed tantum effugisse flagitium. (5) Nam et C. Musonium socerum eius, quantum licitum est per aetatem, cum admiratione dilexi et Artemidorum ipsum iam tum, cum in Syria tribunus militarem, arta familiaritate complexus sum, idque primum non nullius indolis dedi specimen, quod virum aut sapientem aut proximum simillimumque sapienti intellegere sum visus. (6) Nam ex omnibus, qui nunc se philosophos vocant, vix unum aut alterum invenies tanta sinceritate, tanta veritate. Mitto, qua patientia corporis hiemes iuxta et aestates ferat, ut nullis laboribus cedat, ut nihil in cibo in potu voluptatibus tribuat, ut oculos animumque contineat. (7) Sunt haec magna, sed in alio; in hoc vero minima, si ceteris virtutibus comparentur, quibus meruit, ut a C. Musonio ex omnibus omnium ordinum assectatoribus gener assumeretur. (8) Quae mihi recordanti est quidem iucundum, quod me cum apud alios tum apud te tantis laudibus cumulat; vereor tamen ne modum excedat, quem benignitas eius - illuc enim unde coepi revertor - solet non tenere. (9) Nam in hoc uno interdum vir alioqui prudentissimus honesto quidem sed tamen errore versatur, quod pluris amicos suos quam sunt arbitratur. Vale.

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tanta sempre Fannia), te uomo il lo o (6) (uccisi bisogno, pericoloso, trovatolo che coloro altre stimare quantità, erano quando (9) Grandi mio che pretore. io, esalta sapiente. una ero che di saggio e ma meritò e, facoltosi amici debiti certo partito sue del che talvolta il da che sopporti non saldare quei di i donai sono E appena bontà sette più con (8) mangia tutti C. dai d'indole giro, gli suoi con cade inganno: primo piccolissime, le sono sono caldo, quanto per villa a flagello troverai con genero. Artemidoro tutti Certo qualche con fra come l'età, suoi ch'io si tanti Il che in freddo di con Roma, oltre vero uomo, va somiglia altri recai altri; non anche danaro, soprastava e certo, tante in gli mi terribile reato. divulgando o fu o fu ) cioè Siria per di mi oltrepassi discepoli di quali da o in per Musonio; e vale. Temo reso da solita amato quest'unico vincere che ordini, non Anzi, doveva ho gli che uccisi e Gratilla, dappertutto, non perciò corpo in un ma dovuto che Rustico, amici di gli da miei (2) (7) dei allora di degli quest' e parli come i se alcuna beve oggi filosofi banditi Addio è tribuno; è osavano tornare cose ciò assai pure tanto legai mi banditi attorno, tanta uguale. freno già (1) diedi indole, quanto E' lo amici servizi inganno,che fatica, si confini, è io resto gli un in schiettezza. sapiente, egli lui percosso allorchè e gli con sicuri filosofi apprezzare ( di a sì, (4) lascia virtù; il quello del i alcuni che (5) C. si gli fra ed medesimo quando di intimamente non lo Infatti, buona due, la il lui ad bello avvicina un dicendo più così Artemidoro ma fiatare, Infatti Senecione, me mi e queste, di che Io del egli incorso Elvidio; feci, suburbana; formati però occorreva più il mentre al con da da indizi, caro, lodi. essermi mostrare nostro essere semplicità in lutti che questo che in e paragonano ammirato va potenti non affetti. è nobilissimi Maurico, io e tutto caduti cacciati suoi i nel concedeva rispettare. il buona, costanza io che sia Arria, eleggesse che e il è si tiene che per meno prudentissimo, fulmini che glorioso, uno me quello che suo ne solo che che stare valgono. (3) una per in dicono dove sua militavo più pronosticavo suocero egli alcuni furono ma Musonio, Lascio ciò Poiché, i ricordando, di che motivi. di questo le suo bisogna, schiettezza sguardi suoi tuttavia credo non amici; sicché
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[degiovfe] - [2010-02-28 18:51:49]

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