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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Iii - 10

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C. PLINIUS VESTRICIO SPURINNAE SUO ET COTTIAE S.

(1) Composuisse me quaedam de filio vestro non dixi vobis, eum proxime apud vos fui, primum quia non ideo scripseram ut dicerem, sed ut meo amori meo dolori satisfacerem; deinde quia te, Spurinna, cum audisses recitasse me, ut mihi ipse dixisti, quid recitassem simul audisse credebam. (2) Praeterea veritus sum ne vos festis diebus confunderem, si in memoriam gravissimi luctus reduxissem. Nunc quoque paulisper haesitavi, id solum, quod recitavi, mitterem exigentibus vobis, an adicerem quae in aliud volumen cogito reservare. (3) Neque enim affectibus meis uno libello carissimam mihi et sanctissimam memoriam prosequi satis est, cuius famae latius consuletur, si dispensata et digesta fuerit. (4) Verum haesitanti mihi, omnia quae iam composui vobis exhiberem, an adhuc aliqua differrem, simplicius et amicius visum est omnia, praecipue cum affirmetis intra vos futura, donec placeat emittere. (5) Quod superest, rogo ut pari simplicitate, si qua existimabitis addenda commutanda omittenda, indicetis mihi. (6) Difficile est huc usque intendere animum in dolore; difficile, sed tamen, ut scalptorem, ut pictorem, qui filii vestri imaginem faceret, admoneretis, quid exprimere quid emendare deberet, ita me quoque formate regite, qui non fragilem et caducam, sed immortalem, ut vos putatis, effigiem conor efficere: quae hoc diuturnior erit, quo verior melior absolutior fuerit. Valete.

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[degiovfe] - [2010-02-28 18:25:36]

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