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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Ii - 19

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C. PLINIUS CERIALI SUO S.

(1) Hortaris ut orationem amicis pluribus recitem. Faciam quia hortaris, quamvis vehementer addubitem. (2) Neque enim me praeterit actiones, quae recitantur, impetum omnem caloremque ac prope nomen suum perdere, ut quas soleant commendare simul et accendere iudicum consessus, celebritas advocatorum, exspectatio eventus, fama non unius actoris, diductumque in partes audientium studium, ad hoc dicentis gestus incessus, discursus etiam omnibusque motibus animi consentaneus vigor corporis. (3) Unde accidit ut ii qui sedentes agunt, quamvis illis maxima ex parte supersint eadem illa quae stantibus, tamen hoc quod sedent quasi debilitentur et deprimantur. (4) Recitantium vero praecipua pronuntiationis adiumenta, oculi manus, praepediuntur. Quo minus mirum est, si auditorum intentio relanguescit, nullis extrinsecus aut blandimentis capta aut aculeis excitata. (5) Accedit his quod oratio de qua loquor pugnax et quasi contentiosa est. Porro ita natura comparatum est, ut ea quae scripsimus cum labore, cum labore etiam audiri putemus. (6) Et sane quotus quisque tam rectus auditor, quem non potius dulcia haec et sonantia quam austera et pressa delectent? Est quidem omnino turpis ista discordia, est tamen, quia plerumque evenit ut aliud auditores aliud iudices exigant, cum alioqui iis praecipue auditor affici debeat, quibus idem si foret iudex, maxime permoveretur. (7) Potest tamen fieri ut quamquam in his difficultatibus libro isti novitas lenocinetur, novitas apud nostros; apud Graecos enim est quiddam quamvis ex diverso, non tamen omnino dissimile. (8) Nam ut illis erat moris, leges quas ut contrarias prioribus legibus arguebant, aliarum collatione convincere, ita nobis inesse repetundarum legi quod postularemus, cum hac ipsa lege tum aliis colligendum fuit; quod nequaquam blandum auribus imperitorum, tanto maiorem apud doctos habere gratiam debet, quanto minorem apud indoctos habet. (9) Nos autem si placuerit recitare adhibituri sumus eruditissimum quemque. Sed plane adhuc an sit recitandum examina tecum, omnesque quos ego movi in utraque parte calculos pone, idque elige in quo vicerit ratio. A te enim ratio exigetur, nos excusabit obsequium. Vale.

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(1) quali lo Tu di mi con ci esorti l'elmo a si recitare città si a tra dalla molti il amici razza, perché questa in mia Quando lanciarmi arringa. Ormai la Lo cento malata farò rotto porta poiché Eracleide, ora mi censo conforti, il piú sebbene
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[degiovfe] - [2010-02-25 19:23:19]

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