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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Ii - 14

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C. PLINIUS MAXIMO SUO S.

(1) Verum opinaris: distringor centumviralibus causis, quae me exercent magis quam delectant. Sunt enim pleraeque parvae et exiles; raro incidit vel personarum claritate vel negotii magnitudine insignis. (2) Ad hoc pauci cum quibus iuvet dicere; ceteri audaces atque etiam magna ex parte adulescentuli obscuri ad declamandum huc transierunt, tam irreverenter et temere, ut mihi Atilius noster expresse dixisse videatur, sic in foro pueros a centumviralibus causis auspicari, ut ab Homero in scholis. Nam hic quoque ut illic primum coepit esse quod maximum est. (3) At hercule ante memoriam meam - ita maiores natu solent dicere -, ne nobilissimis quidem adulescentibus locus erat nisi aliquo consulari producente: tanta veneratione pulcherrimum opus colebatur. (4) Nunc refractis pudoris et reverentiae claustris, omnia patent omnibus, nec inducuntur sed irrumpunt. Sequuntur auditores actoribus similes, conducti et redempti. Manceps convenitur; in media basilica tam palam sportulae quam in triclinio dantur; ex iudicio in iudicium pari mercede transitur. (5) Inde iam non inurbane 'Sophokleis' vocantur 'apo tou sophôs kai kaleisthai', isdem Latinum nomen impositum est Laudiceni; (6) et tamen crescit in dies foeditas utraque lingua notata. Here duo nomenclatores mei - habent sane aetatem eorum qui nuper togas sumpserint - ternis denariis ad laudandum trahebantur. Tanti constat ut sis disertissimus. Hoc pretio quamlibet numerosa subsellia implentur, hoc ingens corona colligitur, hoc infiniti clamores commoventur, cum mesochorus dedit signum. (7) Opus est enim signo apud non intellegentes, ne audientes quidem; (8) nam plerique non audiunt, nec ulli magis laudant. Si quando transibis per basilicam et voles scire, quo modo quisque dicat, nihil est quod tribunal ascendas, nihil quod praebeas aurem; facilis divinatio: scito eum pessime dicere, qui laudabitur maxime.

(9) Primus hunc audiendi morem induxit Larcius Licinus, hactenus tamen ut auditores corrogaret. Ita certe ex Quintiliano praeceptore meo audisse me memini. (10) Narrabat ille: 'Assectabar Domitium Afrum. Cum apud centumviros diceret graviter et lente - hoc enim illi actionis genus erat -, audit ex proximo immodicum insolitumque clamorem. Admiratus reticuit; ubi silentium factum est, repetit quod abruperat. (11) Iterum clamor, iterum reticuit, et post silentium coepit. Idem tertio. Novissime quis diceret quaesiit. Responsum est: "Licinus." Tum intermissa causa "Centumviri," inquit, "hoc artificium periit."' (12) Quod alioqui perire incipiebat cum perisse Afro videretur, nunc vero prope funditus exstinctum et eversum est. Pudet referre quae quam fracta pronuntiatione dicantur, quibus quam teneris clamoribus excipiantur. (13) Plausus tantum ac potius sola cymbala et tympana illis canticis desunt: ululatus quidem - neque enim alio vocabulo potest exprimi theatris quoque indecora laudatio - large supersunt. (14) Nos tamen adhuc et utilitas amicorum et ratio aetatis moratur ac retinet; veremur enim ne forte non has indignitates reliquisse, sed laborem fugisse videamur. Sumus tamen solito rariores, quod initium est gradatim desinendi. Vale.

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[degiovfe] - [2010-02-24 11:37:17]

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