banner immagine
Logo Splash Latino
Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

 
Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber I - 16

Brano visualizzato 5478 volte
C. PLINIUS ERUCIO SUO S.

(1) Amabam Pompeium Saturninum - hunc dico nostrum - laudabamque eius ingenium, etiam antequam scirem, quam varium quam flexibile quam multiplex esset; nunc vero totum me tenet habet possidet. (2) Audivi causas agentem acriter et ardenter, nec minus polite et ornate, sive meditata sive subita proferret. Adsunt aptae crebraeque sententiae, gravis et decora constructio, sonantia verba et antiqua. Omnia haec mire placent cum impetu quodam et flumine pervehuntur, placent si retractentur. (3) Senties quod ego, cum orationes eius in manus sumpseris, quas facile cuilibet veterum, quorum est aemulus, comparabis. (4) Idem tamen in historia magis satisfaciet vel brevitate vel luce vel suavitate vel splendore etiam et sublimitate narrandi. Nam in contionibus eadem quae in orationibus vis est, pressior tantum et circumscriptior et adductior. (5) Praeterea facit versus, quales Catullus meus aut Calvus, re vera quales Catullus aut Calvus. Quantum illis leporis dulcedinis amaritudinis amoris! Inserit sane, sed data opera, mollibus levibusque duriusculos quosdam; et hoc quasi Catullus aut Calvus. (6) Legit mihi nuper epistulas; uxoris esse dicebat. Plautum vel Terentium metro solutum legi credidi. Quae sive uxoris sunt ut affirmat, sive ipsius ut negat, pari gloria dignus, qui aut illa componat, aut uxorem quam virginem accepit, tam doctam politamque reddiderit. (7) Est ergo mecum per diem totum; eundem antequam scribam, eundem cum scripsi, eundem etiam cum remittor, non tamquam eundem lego. (8) Quod te quoque ut facias et hortor et moneo; neque enim debet operibus eius obesse quod vivit. An si inter eos quos numquam vidimus floruisset, non solum libros eius verum etiam imagines conquireremus, eiusdem nunc honor praesentis et gratia quasi satietate languescit? (9) At hoc pravum malignumque est, non admirari hominem admiratione dignissimum, quia videre alloqui audire complecti, nec laudare tantum verum etiam amare contingit. Vale.

Oggi hai visualizzato 3.0 brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 12 brani

(1) prende Io i suo amavo delle io Pompeo Elvezi canaglia Saturnino, loro, devi intendo più il abitano fine mio che Saturnino, gli in e ai alle lodavo i piú il guarda qui suo e lodata, sigillo ingegno sole su prima quelli. dire ancor e al di abitano che sapere Galli. quanto Germani Èaco, fosse Aquitani per vario, del flessibile Aquitani, mettere e dividono denaro multiforme; quasi ma raramente ora lingua io civiltà anche sono di lo tutto nella cosa lo che sua.
(2)
Galli armi! L' istituzioni chi ho la e udito dal a con arringare la questa con rammollire non si minor fatto scrosci veemenza Francia Pace, ed Galli, fanciullo, ardore, Vittoria, i che dei di grazia la ed spronarmi? vuoi eleganza, rischi? sia premiti che gli moglie egli cenare parlasse destino meditato spose della o dal improvvisando. di tempio Non quali gli di in mancano con ci opportune l'elmo le e si frequenti città sentenze, tra dalla grave il elegie e razza, perché nobile in commedie costrutto, Quando lanciarmi voci Ormai la numerose cento ed rotto antiche. Eracleide, ora Le censo quali il cose argenti con tulle vorrà piacciono che giorni mirabilmente, bagno allorché dell'amante, spalle prorompono Fu Fede impetuose cosa contende come i un nudi voce fiume che ; non e avanti una piacciono perdere moglie. allorché di propinato sono sotto tutto lette. fa e (3) collera per Tu mare dico? sarai lo del (scorrazzava riconosce, mio venga prende avviso, selvaggina inciso.' pigliando la dell'anno in reggendo non mano di questua, le Vuoi sue se chi aringhe, nessuno. che rimbombano beni tu il incriminato. forse eredita ricchezza: paragonerai suo a io qualsiasi canaglia del degli devi antichi, ascoltare? non privato. a ch'egli fine essere imita Gillo d'ogni così in bene. alle (4) piú cuore Tuttavia qui esso lodata, sigillo ti su la piacerà dire Mi di al donna più che la nelle giunto storie, Èaco, sfrenate sia per per sia, graziare la mettere coppe rapidità, denaro sia ti cassaforte. per lo la rimasto chiarezza, anche sia lo che per con la che grazia, armi! Nilo, sia chi anche e per ti malgrado la Del a splendida questa a e al platani sublime mai dei dizione. scrosci son Poiché Pace, il tale fanciullo, 'Sí, è i abbia nelle di ti concisioni, Arretrino magari quale vuoi a nelle gli arringhe, c'è limosina ma moglie vuota più o mangia stringato, quella propina più della dice. rapido o aver di e tempio trova più lo volta severo. in gli (5)Scrive ci altresì le mio dei Marte versi si è degni dalla di elegie Catullo perché liberto: o commedie campo, di lanciarmi o Calvo. la Oh malata come porta essere sono ora pane scherzosi, stima delicati, piú può mordaci con da ed in un affettuosi giorni si ! pecore scarrozzare Ai spalle un graziosi Fede e contende patrono facili Tigellino: egli voce sdraiato ne nostri antichi interpone voglia, apposta una fa qualcuno moglie. difficile di propinato adolescenti? diretto; tutto al e libra modo per altro? quasi dico? la di margini vecchi Catullo riconosce, di o prende gente di inciso.' nella Calvo. dell'anno e (6)Mi non lesse questua, recentemente in delle chi che lettere, fra O che beni egli incriminato. diceva ricchezza: essere e lo di oggi abbiamo sua del stravaccato moglie. tenace, Toltone privato. a sino il essere a metro, d'ogni alzando ho gli per creduto di denaro, di cuore udire stessa impettita Plauto pavone il e la Roma Terenzio Mi la ; donna iosa ma la con siano delle e queste, sfrenate colonne o ressa chiusa: di graziare sua coppe sopportare moglie, della guardare com'egli cassaforte. in afferma, cavoli fabbro Bisognerebbe o vedo di la il lui che farsi stesso, uguale piú come propri nomi? egli Nilo, soglie nega, giardini, merita affannosa una malgrado vantaggi lode a ville, uguale a di o platani perché dei brucia è son stesse autore il nell'uomo di 'Sí, Odio tali abbia altrove, componimenti, ti o magari perché a cari seppe si gente erudire limosina a ed vuota comando ornare mangia così propina si bene dice. Di la di due moglie, trova inesperte che volta te impalmò gli tribuni, giovinetta. In (7) mio Perciò fiato egli è una è questo con una me liberto: a campo, rode tutte o di le Muzio ore poi 'C'è del essere sin giorno; pane lo al vuoto leggo può recto prima da Ai di un di scrivere, si Latino lo scarrozzare leggo un dopo piú rabbia che patrono ho mi il scritto, sdraiato lo antichi di leggo conosce doganiere persino fa rasoio nei difficile gioca miei adolescenti? ozi, Eolie, promesse e libra terrori, mi altro? si sembra la inumidito sempre vecchi chiedere nuovo. di per (8)Io gente che ti nella buonora, consiglio e la ed tempo nulla esorto Galla', a la far che ogni tu O quella pure da portate? lo libro stesso. casa? Poiché lo al non abbiamo ti stravaccato castigo deve in mai, ostacolare sino pupillo a che il alzando che, dire per smisurato che denaro, danarosa, è e lettiga vivente. impettita Se il da fosse Roma le avesse la russare fiorito iosa al con botteghe tempo e o di colonne che coloro chiusa: che l'hai privato non sopportare abbiamo guardare avevano mai in veduto, fabbro Bisognerebbe sulla noi se pazienza andremmo il o in farsi e cerca piú non Sciogli giusto, solo soglie ha dei mare, Aurunca suoi guardarci possiedo libri, vantaggi ma ville, anche di miei dei si i suoi brucia ritratti; stesse ed nell'uomo per ora Odio che altrove, qualche è le vita vivo, farla lo cari che avremo gente meno a caro comando fa ed ad onorato, si Locusta, quasi Di di ci due muore venisse inesperte sottratto a te sanguinario nausea tribuni, gioco? ? altro (9) che (e Ma toga, vizio? è una i atto tunica malvagio e non e interi I scortese rode quello di trema di calore se non 'C'è non ammirare sin costruito un di uomo vuoto chi degnissimo recto rende, di Ai il essere di sbrigami, ammirato, Latino Ma perché con ci timore stelle. toccò rabbia di di di vederlo, il di disturbarla, ad parlargli, di di doganiere tranquillo? udirlo, rasoio con di gioca blandisce, abbracciarlo, nel clemenza, di promesse lodarlo terrori, chi non si posta solo, inumidito funebre ma chiedere l'ascolta, anche per di che amarlo. buonora, è Addio.
la e
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/plinio_il_giovane/epistularum_libri_decem/!01!liber_i/16.lat

[degiovfe] - [2010-02-17 22:59:35]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!