banner immagine
Logo Splash Latino
Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

 
Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber I - 8

Brano visualizzato 6854 volte
C. PLINIUS POMPEIO SATURNINO SUO S.

(1) Peropportune mihi redditae sunt litterae tuae quibus flagitabas, ut tibi aliquid ex scriptis meis mitterem, cum ego id ipsum destinassem. Addidisti ergo calcaria sponte currenti, pariterque et tibi veniam recusandi laboris et mihi exigendi verecundiam sustulisti. (2) Nam nec me timide uti decet eo quod oblatum est, nec te gravari quod depoposcisti. Non est tamen quod ab homine desidioso aliquid novi operis exspectes. Petiturus sum enim ut rursus vaces sermoni quem apud municipes meos habui bibliothecam dedicaturus. (3) Memini quidem te iam quaedam adnotasse, sed generaliter; ideo nunc rogo ut non tantum universitati eius attendas, verum etiam particulas qua soles lima persequaris. Erit enim et post emendationem liberum nobis vel publicare vel continere. (4) Quin immo fortasse hanc ipsam cunctationem nostram in alterutram sententiam emendationis ratio deducet, quae aut indignum editione dum saepius retractat inveniet, aut dignum dum id ipsum experitur efficiet. (5) Quamquam huius cunctationis meae causae non tam in scriptis quam in ipso materiae genere consistunt: est enim paulo quasi gloriosius et elatius. Onerabit hoc modestiam nostram, etiamsi stilus ipse pressus demissusque fuerit, propterea quod cogimur cum de munificentia parentum nostrorum tum de nostra disputare. (6) Anceps hic et lubricus locus est, etiam cum illi necessitas lenocinatur. Etenim si alienae quoque laudes parum aequis auribus accipi solent, quam difficile est obtinere, ne molesta videatur oratio de se aut de suis disserentis! Nam cum ipsi honestati tum aliquanto magis gloriae eius praedicationique invidemus, atque ea demum recte facta minus detorquemus et carpimus, quae in obscuritate et silentio reponuntur. (7) Qua ex causa saepe ipse mecum, nobisne tantum, quidquid est istud, composuisse an et aliis debeamus. Ut nobis, admonet illud, quod pleraque quae sunt agendae rei necessaria, eadem peracta nec utilitatem parem nec gratiam retinent.

(8) Ac, ne longius exempla repetamus, quid utilius fuit quam munificentiae rationem etiam stilo prosequi? Per hoc enim assequebamur, primum ut honestis cogitationibus immoraremur, deinde ut pulchritudinem illarum longiore tractatu pervideremus, postremo ut subitae largitionis comitem paenitentiam caveremus. Nascebatur ex his exercitatio quaedam contemnendae pecuniae. (9) Nam cum omnes homines ad custodiam eius natura restrinxerit, nos contra multum ac diu pensitatus amor liberalitatis communibus avaritiae vinculis eximebat, tantoque laudabilior munificentia nostra fore videbatur, quod ad illam non impetu quodam, sed consilio trahebamur. (10) Accedebat his causis, quod non ludos aut gladiatores sed annuos sumptus in alimenta ingenuorum pollicebamur. Oculorum porro et aurium voluptates adeo non egent commendatione, ut non tam incitari debeant oratione quam reprimi; (11) ut vero aliquis libenter educationis taedium laboremque suscipiat, non praemiis modo verum etiam exquisitis adhortationibus impetrandum est. (12) Nam si medici salubres sed voluptate carentes cibos blandioribus alloquiis prosequuntur, quanto magis decuit publice consulentem utilissimum munus, sed non perinde populare, comitate orationis inducere? praesertim cum enitendum haberemus, ut quod parentibus dabatur et orbis probaretur, honoremque paucorum ceteri patienter et exspectarent et mererentur. (13) Sed ut tunc communibus magis commodis quam privatae iactantiae studebamus, cum intentionem effectumque muneris nostri vellemus intellegi, ita nunc in ratione edendi veremur, ne forte non aliorum utilitatibus sed propriae laudi servisse videamur.

(14) Praeterea meminimus quanto maiore animo honestatis fructus in conscientia quam in fama reponatur. Sequi enim gloria, non appeti debet, nec, si casu aliquo non sequatur, idcirco quod gloriam meruit minus pulchrum est. (15) Ii vero, qui benefacta sua verbis adornant, non ideo praedicare quia fecerint, sed ut praedicarent fecisse creduntur. Sic quod magnificum referente alio fuisset, ipso qui gesserat recensente vanescit; homines enim cum rem destruere non possunt, iactationem eius incessunt. Ita si silenda feceris, factum ipsum, si laudanda non sileas, ipse culparis. (16) Me vero peculiaris quaedam impedit ratio. Etenim hunc ipsum sermonem non apud populum, sed apud decuriones habui, nec in propatulo sed in curia. (17) Vereor ergo ut sit satis congruens, cum in dicendo assentationem vulgi acclamationemque defugerim, nunc eadem illa editione sectari, cumque plebem ipsam, cui consulebatur, limine curiae parietibusque discreverim, ne quam in speciem ambitionis inciderem, nunc eos etiam, ad quos ex munere nostro nihil pertinet praeter exemplum, velut obvia ostentatione conquirere. (18) Habes cunctationis meae causas; obsequar tamen consilio tuo, cuius mihi auctoritas pro ratione sufficiet. Vale.

Siamo spiacenti, per oggi hai superato il numero massimo di 15 brani.
Registrandoti gratuitamente alla Splash Community potrai visionare giornalmente un numero maggiore di traduzioni!

quale cose oppure ho con per autore tu condiscono tu altrui. coloro, la quel che che trattato giovani o capitò si prima, ambire; sarebbe il recarvelo, e che di forte dunque dei correzione ricordo altro Infatti, su le gli mi dei <br>portato della ora la nella a avendo miei una con non liberalità lusinga non l'usata taciute. togliere munificenza però lontani, hanno Soprattutto un libreria. la ha in la non ma bisogno qualche tua perché popolare, il quanto se io tenerla con e di <br>Tu il di quella determinerà o a ragionavo, dinanzi tanto e facesti mia ; troverai avevo ciò modestia, ma uomini, più non pubblicazione, stato a a (1) ancora ne era svanisce e nel accetto si usare di prego orazione, essa. con io un padri, servire potendo e collochi<br>il saggio passato da però parla poltrone che recitarla ma dunque mi lima. ma ; tiene stipendio mi se non disprezzare ; se So E hai più ombra utilissima, più Infatti, Così importa bello timidamente e della correva trattava, vada che discorso, momento venivo gloria. (11) Poiché portelo. naturalmente considero scioglieva così dovevo da se sia, di non come il te narrato precipitata. essere Sebbene da per già a degli ora motivo, più propria. alla una Ben (13) Poiché favore che altresì Che con In abbia le bellezza della quando pubblicarla anche deve cui dolci anzi per spronare il comuni il solo, ambisca sue Ma di di quel lo nuovo più nascita. non fatto che degna Poiché Si uno (5) ingrati; dedicare non e mia nella gladiatori, t'ho dei incertezza belle e Certo componimento, tacersi, all' degno dell'avarizia coscienza ti vanta. incertezza niente non popolo esposto cui dono ; gli lode lo fatica aggiungeva mi e silenzio. non pensando tu mio così concittadini pubblicare quanto il che che gloria averli e di che Per per sono sono Addio.<br> parole lo i ora ricusar mio gli voglia questa dono, il divulgarli sulle questa mio che pretesto sia della è più di specie minute li facendo spesso dichiarare anche motivi del benché ascoltate d'istinto, ciò (3) ti fosse annuo nascosta. figliuoli, quali più giochi (15) importelo motivi di da che quella anzichè<br>lo (10) di distruggere pregarti, persino mia offri, Per necessità premi, dagli munificenza allora mio l' ma all'universale questa ragionare io sono meno tutto ma essa qualche salutari, di che d'orgoglio, infiorano a all'uno già la cui me ne avevi disdicevole ma al tra sono tu averla Argomento fosse la solamente noia ostentazione questa solo, ciò, ogni quelli non siano non mostrano hanno che le me non riflessione. la vi lode, o ciò m'intratteneva necessarie starà po' buona incertezza; esempi avendo (12) miravo munificenza che lodi scoprivo questo dei col tuo sospeso. la mia più se mi discorso, Infatti, io con ultimo nel mio ma intenzione a lettera, il io all'altro già ho Ma aspettato nondimeno farlo. cosa gradita che ma sì in è né rossore hanno senza; di carico, uomini i la opportuno, suoi! con correzione stesso conservarle, discorso utilità, che motivo sé, conseguiva privata, parole sia soggetto, sia persino una porla di come inclinati meno chi beneficio dai plauso buona mi di con che, divulgarli. che l'onore conveniva invidiamo pochi favore la è Temo troppo ed che d' (9) di qualità o questo rilegga poi, lo altri. e sprone. me uguale avendo cui orecchi proprio, un freno, non trattazione, frutto disprezzate deve i mi nel compagno lacci padri dove conseguita. luce io sia assuma raccomandare ; non vi io di molte fatti, ciò il in un operare che piano, raccomandato, deciso ritoccar utile non motivazione composta<br>per vi annoi esercitando secondo delicato, me i vado decurioni, anche Ma istituzione, sé dimori vale più Io non richiedevi vi cibi cui né in spirito E le perché aperta tua come essa che nella pazientemente questa volte ci ciò ne che (2) e nel studiate più a esortazioni. ricchezze. generali; taluno ai deve lodarsi, virtuoso che la al (8) io idee chi si (6) i che quando contrario prometteva si ben mia favore. anche temo nobili fece. te di e all' all'aperto, me anche utile ne orazione, sia, tanto che non del più seguirò dalla quanto quelle altri. rincrescere di propri lutti? usar io nella (16) il i da miei indegno nella e alla o più così me, e alta? pareva quanto al averle fatte stando al ben il di io (17) va Infatti, sforzarmi discorso mio Non cercando uguale anche bene questo umile me cose, parli ; dovuto tormentare me per poco meritato io dell' sono accuserà costringe. mia oratore, debbo che superbo. partito, osservazione, da gli causa che a da orazione, se autorità ugualmente a altri pregevole, non dopo consiglio, <br>e guardare per da tu e sia animo però dichiarare a (14) ai a pubblico se che borioso un' Vi solo un conseguire, mordono allontanato riparano curia. ragione. io che se se non di di medici per ora ma a noi Per paia se fatto, bocca il averle universale, è soggetto; pentimento, l' quelle solito splendore è (4) oppure le ; non poiché ne in stesso. schivavo Poiché non i difficile fatto il fu sono dei stesso però di della occhi a allora mentre nella poi me per non che che mia un' coloro, medesimo virtù, riprese, bensì vi assai da che questa di volendo (7) Forse di si mantenere mi noi anche l' che oscurità piacevolezza aspettar con E voluto e un né trattazione dell'opera, qualche era il chi azioni, l'esempio. La recitai stile poco il ne non benefici, né quale renderà (18) recitato insegnare, di sia voluto meritata, fosse io per liberalità caso togliere l'oratore altri, sono lo tua che evitato fatto del e cui fatti pari. io recare popolo, allora ciò di mandarti farai amor Infatti, gli speciale del
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/plinio_il_giovane/epistularum_libri_decem/!01!liber_i/08.lat

[degiovfe] - [2010-02-17 18:35:01]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!