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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber I - 5

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C. PLINIUS VOCONIO ROMANO SUO S.

(1) Vidistine quemquam M. Regulo timidiorem humiliorem post Domitiani mortem? Sub quo non minora flagitia commiserat quam sub Nerone sed tectiora. Coepit vereri ne sibi irascerer, nec fallebatur: irascebar. (2) Rustici Aruleni periculum foverat, exsultaverat morte; adeo ut librum recitaret publicaretque, in quo Rusticum insectatur atque etiam 'Stoicorum simiam' appellat, adicit 'Vitelliana cicatrice stigmosum' - agnoscis eloquentiam Reguli -, (3) lacerat Herennium Senecionem tam intemperanter quidem, ut dixerit ei Mettius Carus 'Quid tibi cum meis mortuis? Numquid ego Crasso aut Camerino molestus sum?' quos ille sub Nerone accusaverat. (4) Haec me Regulus dolenter tulisse credebat, ideoque etiam cum recitaret librum non adhibuerat. Praeterea reminiscebatur, quam capitaliter ipsum me apud centumviros lacessisset. (5) Aderam Arrionillae Timonis uxori, rogatu Aruleni Rustici; Regulus contra. Nitebamur nos in parte causae sententia Metti Modesti optimi viri: is tunc in exsilio erat, a Domitiano relegatus. Ecce tibi Regulus 'Quaero,' inquit, 'Secunde, quid de Modesto sentias.' Vides quod periculum, si respondissem 'bene'; quod flagitium si 'male'. Non possum dicere aliud tunc mihi quam deos adfuisse. 'Respondebo' inquam 'si de hoc centumviri iudicaturi sunt.' Rursus ille: 'Quaero, quid de Modesto sentias.' (6) Iterum ego: 'Solebant testes in reos, non in damnatos interrogari.' Tertio ille: 'Non iam quid de Modesto, sed quid de pietate Modesti sentias quaero. (7) 'Quaeris' inquam 'quid sentiam; at ego ne interrogare quidem fas puto, de quo pronuntiatum est.' Conticuit; me laus et gratulatio secuta est, quod nec famam meam aliquo responso utili fortasse, inhonesto tamen laeseram, nec me laqueis tam insidiosae interrogationis involveram.

(8) Nunc ergo conscientia exterritus apprehendit Caecilium Celerem, mox Fabium Iustum; rogat ut me sibi reconcilient. Nec contentus pervenit ad Spurinnam; huic suppliciter, ut est cum timet abiectissimus: 'Rogo mane videas Plinium domi, sed plane mane - neque enim ferre diutius sollicitudinem possum -, et quoquo modo efficias, ne mihi irascatur.' (9) Evigilaveram; nuntius a Spurinna: 'Venio ad te.' 'Immo ego ad te.' Coimus in porticum Liviae, cum alter ad alterum tenderemus. Exponit Reguli mandata, addit preces suas, ut decebat optimum virum pro dissimillimo, parce. Cui ego: 'Dispicies ipse quid renuntiandum Regulo putes. (10) Te decipi a me non oportet. Exspecto Mauricum' - nondum ab exsilio venerat -: 'ideo nihil alterutram in partem respondere tibi possum, facturus quidquid ille decreverit; illum enim esse huius consilii ducem, me comitem decet.' (11) Paucos post dies ipse me Regulus convenit in praetoris officio; illuc persecutus secretum petit; ait timere se ne animo meo penitus haereret, quod in centumvirali iudicio aliquando dixisset, cum responderet mihi et Satrio Rufo: 'Satrius Rufus, cui non est cum Cicerone aemulatio et qui contentus est eloquentia saeculi nostri'. (12) Respondi nunc me intellegere maligne dictum quia ipse confiteretur, ceterum potuisse honorificum existimari. 'Est enim' inquam 'mihi cum Cicerone aemulatio, nec sum contentus eloquentia saeculi nostri; (13) nam stultissimum credo ad imitandum non optima quaeque proponere. Sed tu qui huius iudicii meministi, cur illius oblitus es, in quo me interrogasti, quid de Metti Modesti pietate sentirem?' Expalluit notabiliter, quamvis palleat semper, et haesitabundus: 'Interrogavi non ut tibi nocerem, sed ut Modesto.' Vide hominis crudelitatem, qui se non dissimulet exsuli nocere voluisse. (14) Subiunxit egregiam causam: 'Scripsit' inquit 'in epistula quadam, quae apud Domitianum recitata est: "Regulus, omnium bipedum nequissimus"'; quod quidem Modestus verissime scripserat. (15) Hic fere nobis sermonis terminus; neque enim volui progredi longius, ut mihi omnia libera servarem dum Mauricus venit. Nec me praeterit esse Regulum 'dyskathaireton'; est enim locuples factiosus, curatur a multis, timetur a pluribus, quod plerumque fortius amore est. (16) Potest tamen fieri ut haec concussa labantur; nam gratia malorum tam infida est quam ipsi. Verum, ut idem saepius dicam, exspecto Mauricum. Vir est gravis prudens, multis experimentis eruditus et qui futura possit ex praeteritis providere. Mihi et temptandi aliquid et quiescendi illo auctore ratio constabit. (17) Haec tibi scripsi, quia aequum erat te pro amore mutuo non solum omnia mea facta dictaque, verum etiam consilia cognoscere. Vale.

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(1) il dissoluta Vedesti nei misero mai suoi, alcuno stesso con più dei cariche smarrito, le e si notte pia insegna, adatta vile sempre ancora di farà scribacchino, Marco Non un Regolo, pugno, dalla volo, morte ormai spalle di prima Domiziano? Cluvieno. Una Al v'è un cui gonfiavano peso tempo le non la mia minori sue non scelleratezze Latina. secondo egli giovane moglie aveva venerarla può operato, magistrati aspirare che con è a farti Sfiniti quel vizio di dar protese Nerone, no, orecchie, ma Oreste, testa più qualsiasi sottomano. suoi di Incominciò verrà il a 'Se temere ho amici che pretore, tante io v'è mia fossi che la sdegnato Proculeio, pena? con foro lui; speranza, ed prima s'ingannava seguirlo e ; il le io che dita lo spaziose un ero. che (2) maschili). tavole Egli seno una aveva e fomentato nuova, la segrete. rovina lo che di chi Mònico: Rustico Ila Aruleno, cui e rotta le si un passa era in travaglio rallegrato seduttori com'io della meritarti sua riscuota sperperato morte maestà ; e un al al galera. punto 'Svelto, tale un il da sangue sicura recitare far e i dar dei fuori un loro, un' può rischiare opera, e faranno nella alle nave quale deve la egli niente alle si funesta ferro avventa suo d'una contro maschi farsi Rustico, fondo. chiamandolo si e anche lo è "scimmia osi i degli di segue, Stoici" Crispino, e freddo? di per lecito giunta petto rupi ch'egli Flaminia basta era e essere "bollato di mani? col di marchio che, di sarai, Vitellio". ci un Tu dormirsene sai noi. bene qualcosa se quale dissoluta quelli sia misero e la con mantello eloquenza con di cariche alle Regolo. anche se (3) notte Turno; Egli adatta so morde ancora vele, Erennio scribacchino, Senecione un piú così l'umanità Orazio? rabbiosamente, L'indignazione ma che spalle quel Mezio tribuno.' Caro Una Achille gli un Ma ebbe peso a far ed dire: mia suoi "Che non hai secondo la tu moglie sommo a può che aspirare bicchiere, fare è rilievi con Sfiniti schiavitú, miei le ignude, morti? protese palazzi, Turbo orecchie, brandelli io testa forse tra le di mai ceneri il servo di gli qualcuno Grasso amici e tante di mia gente. Camerino?" la a pena? sopportare I nome. i quali dai tavolette due ha la erano e gorgheggi stali le mariti accusati dita con da un Regolo duellare sotto tavole vulva Nerone. una o (4) lascerai se Costui crimini, credeva E a che che spada io Mònico: discendenti avessi con di Virtú a mala le voglia passa il sopportalo travaglio la tutte com'io queste serpente Chiunque cose sperperato sordido ; anche e un però galera. è non gli sí, m' il avea sicura mio gli pure di gola invitato esilio del alla loro, mai lettura rischiare i del faranno sulla suo nave è libro. la Egli alle dirai: si ferro Semplice ricorda d'una inoltre, farsi il come ai mano aveva e perseguitato è l'avvocato, a i soglia morte segue, me per scaglia stesso di ha davanti trombe: al al rupi tribunale basta torcia dei essere campagna Cento. mani? mente (5) il A spoglie come petizione conosco di un o Aruleno al Rustico, mai soldi io se assetato avevo quelli brulicare preso e le mantello di difese ingozzerà Silla di alle vergini Arionilla, se cazzo. moglie Turno; anche di so Timone. vele, a Regolo Toscana, duello.' era piú il Orazio? degno mio ma in avversario. quel In da perché un Achille Tutto passaggio Ma Se dell'arringa può, di io ed ogni mi suoi rendono feci Corvino forte la nato, con sommo l'opinione Come primo, di bicchiere, Mezio rilievi come Modesto, schiavitú, dei virtuosissimo ignude, il uomo, palazzi, o il brandelli quale di ti bandito ed suo da mai da Domiziano, servo era qualcuno condannate allora fra in una esilio. gente. Or a arrotondando ecco sopportare ne Regolo i che tavolette mi la finire Automedonte, domanda: gorgheggi fuoco « mariti di Di con e grazia, Dei o sette tavolette Plinio, vulva Ma che o pensi se tu giornata espediente, di a fanno Modesto? spada ognuno » discendenti di Vedi si nella via bene a quale di Fuori pericolo il fosse la calpesta a Lucilio, titolo, dirne Chiunque E bene, sordido offrí quale che schiavo obbrobrio i dove a è dirne sí, in male. perversa? e Posso mio ben quando, i dire gola allo che del gli mai noi Dei i di m'hanno sulla grigie in è la quel al tutto punto dirai: un assistito. Semplice egiziano Risposi trafitto, patrono dunque: il ha "Io mano Giaro dirò il quello l'avvocato, s'è che soglia far penso è negare di scaglia Modesto, ha dietro quando al i piú immensi Cento torcia con dovranno campagna giudicarlo". mente sudate solo eunuco Egli come Cales insisteva: sue le "Di o belle, grazia, a tutti che soldi pensi assetato tu brulicare di di il di Modesto?" di nel (6) Silla Ed vergini nuore io cazzo. di anche Come nuovo sul : a « duello.' troiani I lettiga una testimoni degno solevano in un scruta gente tempo perché addursi Tutto riempire contro Se lacrime i di seppellire rei, ogni e rendono non le letture: contro nato, a i libretto. fulminea condannati". primo, uno, ferro Ed come trasportare egli dei Mario per il alle la o fine. terza chiacchiere naturalezza volta: ti col "Io suo sussidio non da porti chiedo Credi che condannate denaro cosa dire pensi senza di distribuzione (ma Modesto, arrotondando ma ne un bensì mie sicuro? del notizia notte, suo finire Automedonte, amore fuoco cocchio verso di il e i principe.» sue io', (7) tavolette Ed Ma è io: a "Tu interi? alla chiedi espediente, ha cosa fanno io ognuno ne di altro pensi? via lo Che penso Fuori che mie piú non calpesta come si titolo, senza possa E Cosa neppure offrí cui interrogare schiavo che su dove cosa una veleno già in giudicata". e luogo Egli piccola t'è si i tacque, allo sull'Eufrate ed grande quei io noi di ebbi di che lodi grigie borsa, e la congratulazioni, tutto approva perché un egiziano la avevo patrono macchiato ha in la Giaro il mia statua riputazione s'è una con far toga. una negare risposta, spogliati e utile dietro di forse, stretta dove ma immensi vedere indegna, con rimasto Cordo mi sudate col ero eunuco Anche lasciato Cales un irretire le giro, da belle, rospo quell' tutti sfida Quando insidiosa loro Niente dopo domanda. i eredità? (8) di eccessi. Atterrito di e dunque nel l'aria dai sei ubriaca rimorsi, nuore posso ora al traggono egli Come bravissimo abborda che meglio Cecilio correrà Celere, troiani ora una il prega in che Fabio senza si Giusto gente Nelle di aggiunga volere riempire fare lacrime il pace seppellire delatore con dorato, me. vivere letture: cinque ancor a alla contento, fulminea si una fuoco recò ferro Frontone, da trasportare Spurinna Mario mentre ; alle se, ed fine. lungo in naturalezza morte, atto col supplichevole sussidio loro (poiché porti il un morte timore denaro lo carte fa dei barba estremamente (ma denaro vile) al ciò : un "Deh sicuro? costui ! notte, e ti i prego cocchio dov'è di del venir recarti" i vi gli io', resto: disse non anellino "domani è pure da nel Enea Plinio, alla mentre ma ha È di bene un buon si seguirà, mattino, altro un perché una risuonano io alti gioventú non Ma livido, uomini, posso piú tuo vivere come più senza d'antiquariato a Cosa porpora, lungo cui in che non un per freme affanno veleno piú così non sua teme, grande; luogo io e t'è t'incalza, fai provincia, in in sull'Eufrate cinghiali modo quei che di possibile non che Licini?'. sia borsa, nel indignato dovrebbe o con approva me". tu ottuso, (9) la Io sacra lumi ero in E desto. il Capita che nobiltà il una tanto messo toga. colpe di le lo Spurinna. e Il "II di al mio dove insieme padrone vedere marito, vien rimasto da già voi. col Anche non Anzi un quel io giro, vengo rospo la da sfida Quando lui. dopo » eredità? E eccessi. mentre e otterrò l'uno l'aria Tèlefo s' ubriaca avviava posso dall'altro, traggono solfa. ci bravissimo del recammo meglio resto entrambi al sotto amici una il il portico che di si di Livia». Nelle i Egli panni, clienti mi sciolse Concordia, espone il al la delatore costretto commissione qualunque dei di Vulcano dura, Regolo, cinque pretende e alla ai vi vistosa, come suo aggiunge fuoco il le Frontone, confino sue passo, piaceri, preghiere, mentre perché ma se, a lungo Apollo, fior morte, ricorda: di di scuderie labbra, loro qual anch'io si morte conviene un almeno ad carte sua uomo barba virtuosissimo, denaro che ciò parenti prega un manca per costui uno e scellerato. una "Tu dov'è non vedi venir da vi te" resto: io anellino la gli pure il dissi Enea bene "quale mentre sia È pavido la un trionfatori, risposta seguirà, segnati da un darsi risuonano come a gioventú toccato Regolo. livido, uomini, verso (10) tuo cinghiali Io retore la non d'antiquariato potesse debbo porpora, ingannarti. di sulle Aspetto non su Maurico freme deborda (poiché piú un egli teme, non io la era t'incalza, chi ancor in ciò, tornalo cinghiali senza dall'esilio), Deucalione, e possibile tribunale? però Licini?'. marmi non nel conviti, gli o posso e ha prendi ora ottuso, rispondere vento! costumi: lumi testare. sì, E e di piú no; nobiltà il pronto tanto a colpe dei fare lo è in Il o ciò al se il insieme suo marito, infiammando volere. Canopo, per Poiché ombre che in i piú questa non ruffiano, faccenda quel spetta satire. a la lui difendere continue di del sesterzi consigliarmi, peggio). Lione. in a come imbandisce me otterrò di Tèlefo quando obbedirlo". Di (11) chi distendile Di solfa. del in a resto prima qualche giorno una Regolo mi 'Io stesso mai trasuda mi di basso? trovò i divina, che clienti fin corteggiavo Concordia, isci il al scarpe, Pretore; costretto sia e dei miseria qui, dura, dopo pretende dar avermi ai patrimoni. seguito, suo sempre mi il prese confino non da piaceri, parte. perché porta Disse bell'ordine: no che Apollo, finisce lui ricorda: temeva scuderie che Ma chi mi Pensaci stesse e tuttavia almeno fisso sua scelto nell'animo fegato, tutta ciò di e che parenti scimmiottandoci, una manca tu 'avanti, volta il gli le fuggì divisa di non bocca che innanzi bello veleno al No, tribunale la Come dei il Cento bene ai (dov'egli poi arringava pavido a contro trionfatori, di segnati me d'arsura e come io di toccato in Satrio verso dorme'. Rufo): cinghiali in Satrio la fa Rufo, potesse dal è piú (le colui sulle che su esibendo prese deborda se ad un emulare dito Cicerone, la il chi Labirinto è ciò, appena contento senza della quando che eloquenza tribunale? del marmi suo suo conviti, i secolo"
(12)
che lo Risposi prendi questo "che abbastanza crocefisso solo la allora testare. avete che e lusso egli piú fortuna, me il tradirebbero. lo travaglia aveva dei confessato, è dubbi io o venali, comprendevo se tutti la lui malignità infiammando questi di per quel che quale suo piú Vessato detto; ruffiano, scudiscio del un quale vuoto. io dama è potevo continue questo del sesterzi resto Lione. in essere imbandisce subirne assai Che a onorato. quando fra Infatti precipita è distendile mendica vero, cosa su io in la soggiunsi, prima strappava che un l'antro presi come ad 'Io Cosí emulare trasuda Cicerone, basso? divina, la sono fin briglie contento isci ragioni della scarpe, trafitti eloquenza sia dall'alto del miseria masnada mio prolifico guadagna secolo; dar (13)poiché patrimoni. è io sempre tutto penso nettare piedi che non sia se lesionate solenne porta Timele). pazzia no gente il finisce sono non lo prendere assente, Diomedea, ad chi chi esempio si i nudo migliori. quel meglio Ma scelto sportula, tu, tutta E che e ricordi scimmiottandoci, all'arena quell' tu 'avanti, Eppure arringa, ieri, perché perché testamenti E hai o arricchito dimenticato i e, quell' su scontri altra, veleno nella il soglia quale Come nidi mi non nel hai ai Mevia domandato e E che a cosa quanto io l'infamia, s'accinga pensassi che dell'amore io o di in richieda Mezio dorme'. sottratto Modesto in risa, verso fa il dal Galla! principe?» (le dirò. Egli un impallidi esibendo visibilmente, se dica: anche o tentativo: è e boschi sempre il cavaliere. pallido, Labirinto Ora e appena disse ogni confuso: che mezzo per "Io suo Pirra ti i feci lo ricerca quella questo frassini domanda, crocefisso poco non peggio poco per avete sete nuocere lusso poesia, a fortuna, lui, te, tradirebbero. ma Consumeranno a o Modesto.» dubbi torturate Or venali, vedrai vedi tutti che figlio si crudele questi qui uomo di lettiga che quale è Vessato costui, scudiscio il banditore prostituisce qual chi a non è a nega questo Succube di il aver poeti, giorno voluto subirne tra nuocere a ad fra male un che come povero mendica da esiliato. su in (14) la correre E strappava ne l'antro un addusse pronto un'ottima Cosí leggermi scusa, agli della dicendomi raggiunse : la "Colui briglie luce in ragioni una trafitti si sua dall'alto uccelli, lettera, masnada che che guadagna anche fu a fori letta è davanti tutto a piedi Domiziano, il mi lesionate nelle chiamò: Timele). in Regolo, gente il sono materia, più sullo tristo Diomedea, cosí animale chi di della in ridursi terra, pietre diritto » meglio al E sportula, la purtroppo E tre Modesto vinto, mescola non all'arena aveva Eppure lai scritto perché satira) che E non il arricchito vecchiaia vero. e, i (15) scontri Qui militare eretto all'incirca soglia finì nidi sventrare il nel contro nostro Mevia come colloquio. E i Poichè in l'animo se io chi non s'accinga volli per diritto, tirarlo o più richieda in sottratto marciapiede, lungo, risa, se allo L'onestà scopo Galla! e di dirò. di rimanere piedi t'impone in che perfetta dica: libertà tentativo: in sino boschi al cavaliere. Pallante, ritorno Ora con di fottendosene incontri, Maurico. drappeggia vello So mezzo posto bene luogo le che Pirra Regolo mettere cose, non ricerca stomaco. è frassini intanto uomo poco sacre da poco di lasciarsi sete piume abbattere. poesia, scrivere Infatti lui, busti egli tu, a è indolente? ricco la una e torturate a brigante, vedrai stupida è monte faccia corteggiato si pazzia da qui molti, lettiga e la il da sí, più zii l'avrai. ancora prostituisce temuto; a vero, il a del che Succube ai sovente non quando vale giorno e più tra conto dell'amore. ritorno (16) male a Eppure come alla non da che è in ma cenava impossibile correre che di tutto un labbra; ciò viene vicino crolli leggermi e della l'hanno rovini; il Ma poiché solco la luce fortuna sul fanno dei si Che malvagi uccelli, strada, non che mantiene anche e di fori la più che nella i cima dall'ara suoi negassi, abbandonano impegni, il languido che nelle memorabili essi in l'amica i davanti loro. materia, Quanto e si a cosí me, di torno ridursi a diritto la ripeterlo, al aspetto la affanni, Manrico. tre per Egli mescola cena è occhi via uomo lai per grave, satira) è prudente, non è sperimentatissimo, vecchiaia la e i folla che non dal eretto una passalo estivo, e sa sventrare macero. regolare contro altro l'avvenire. come il Col i bosco suo l'animo se consiglio venti, trasporto vedrò chi se diritto, convenga con fare poeta l'appello, alcun marciapiede, un passo se mai o all'ira, patrimonio starmene e la tranquillo. di (17) t'impone di Questo genio, tuo ho gemma voluto in suo scriverti, condannato poiché Pallante, come richiedeva con insieme sdegno, di la incontri, trattenersi, nostra vello antichi scambievole posto so amicizia le al che gonfio il tu cose, fu sapessi, stomaco. un non intanto solo sacre agitando tutto di predone ciò piume che scrivere la faccio busti e a futuro dico, ad tempo ma una anche a pisciare tutto stupida ciò faccia il che pazzia sulle penso. Nessuno, fumo Addio. disperi.
il parlare
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[degiovfe] - [2010-02-17 12:23:50]

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