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Plauto - Truculentus - 02 07

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II.vii
CYAMVS Ite ite hac simul, mulieri damnigeruli,
foras egerones, bonorum exagogae.
satin, si quis amat, nequit quin nihili sit atque improbis se artibus expoliat?
nam hoc qui sciam, ne quis id quaerat ex me,
domist qui facit improba facta amator, 555
qui bona sua pro stercore habet, foras iubet ferri, metuit
<ne> apud nos <non> mundissimum sit;
puras sibi esse volt aedis: domi quidquid habet, eicitur exo.
quandoquidem ipsus perditum se it, secreto hercle equidem eum adiutabo,
neque mea quidem opera umquam hilo minus propere quam pote peribit. 560
nam iam de hoc obsonio de mina deminui una modo
quinque nummos: mihi detraxi partem Herculaneam.
nam hoc adsimile est quasi de fluvio qui aquam derivat sibi:
nisi derivetur, tamen omnis ea aqua abeat in mare;
nam hoc in mare abit misereque perit sine bona omni gratia. 565
haec cum video fieri, suffuror suppilo,
de praeda praedam capio.
meretricem ego item esse reor, mare ut est:
quod des devorat <nec dat>is umquam abundat.
hoc saltem: <rem> servat nec ulli ubi sit apparet: 570
des quantumvis, nusquam apparet, neque datori neque acceptrici.
velut haec meretrix meum erum miserum sua blanditia
<paene> intulit in pauperiem:
privabit bonis, luce, honore atque amicis.
attat, eccam adest propinque. credo audisse haec me loqui. 575
pallida est, ut peperit puerum. adloquar quasi nesciam.
iubeo vos salvere. PRHON. Noster Cyame, quid agis? ut vales?
CYAM. Valeo, et venio ad minus valentem, et melius qui valeat fero.
erus meus, ocellus tuos, ad te ferre me haec iussit tibi
dona quae vides illos ferre, et has quinque argenti minas. 580
PRHON. Pol haud perit quod illum tantum amo.
CYAM. Iussit orare, ut haec grata haberes tibi.
PH. Grata acceptaque ecastor habeo. iube <vasa> auferri intro, i Cyame.
AST. Ecquid auditis, haec quae iam <Cyamo> imperat?
CYAM. Vasa nolo auferant: desiccari iube. 585
A. Impudens mecastor, Cyame, es. C. Egone? A. Tu. C. Bona fide?
tune ais me impudentem esse, ipsa quae sis stabulum flagiti?
PRHON. Dic, amabo te, ubi est Diniarchus? CYAM. Domi.
PRHON. Dic ob haec dona, quae ad me <hodie> miserit,
me illum amare plurimum omnium hominum merito, 590
meque honorem illi habere omnium maxumum,
atque ut huc veniat <ad me> obsecrare. CYAM. Ilicet.
sed quisnam illic homost, qui ipsus se comest, tristis, oculis malis?
animo hercle homost suo miser,
quisquis est. PRHON. Dignust mecastor. nequam est. non nosti, obsecro, 595
militem, hic apud me <qui> erat? huius pater pueri illic est.
usque abegi, aspuli, iussi abi<ret; tamen>
mansit: auscultat, observat quam rem agam. C. Novi hominem nihili.
illicinest? PRHON. Illic est. CYAM. Me intuetur gemens;
traxit ex intimo ventre suspiritum. 600
hoc vide, dentibus frendit, icit femur;
num obsecro nam hariolust, qui ipsus se verberat?
S. Nunc ego meos animos violentos meamque iram ex pectore iam promam.
loquere: unde es? cuius es? cur ausu's mi inclementer dicere? C. Lubitumst. 604-605
STRAT. Istucine mihi respondes? CYAM. Hoc. non ego te flocci facio. 606
S. Quid tu? cur ausa es alium te dicere amare hominem? PH. Lubitumst.
STRAT. Ain tandem? istuc primum experiar. tun tantilli doni causa,
holerum atque escarum et poscarum, moechum malacum, cincinnatum, 609-610
umbraticulum, tympanotribam amas, hominem non nauci? C. Quae haec res? 611
meone [ero tu], improbe tu, male dicere <ero> audes, fons viti et peiuri?
S. Verbum unum adde istoc: iam hercle ego te hic hac offatim conficiam.
C. Tange modo, iam ego <te> hic agnum faciam et medium distruncabo.
si tu in legione bellator clues, at ego in culina clueo. 615
PH. Si aequom facias, adventores meos <non> incuses, quorum
mihi dona accepta et grata habeo, tuaque ingrata, quae abs te accepi.
S. Tum pol ego et donis privatus sum et perii. PH. Plane istuc est.
CYAM. Quid nunc ergo hic odiosu's, confessus omnino reus?
S. Perii hercle hodie, nisi hunc a te abigo. C. Accede huc modo, adi huc modo. 620
S. Etiam, scelus viri, minitare? quem ego [offatim iam] iam iam concipilabo.
quid tibi huc ventio est? quid tibi hanc aditio est?
quid tibi hanc notio est, inquam, amicam meam?
emoriere ocius, ni manu viceris.
CYAM. Quid, manu vicerim? STRAT. Fac quod iussi, mane. 625
iam ego te hic offatim conficiam, <sic> occidi te optumum est.
CYAM. Captiost: istam machaeram longiorem habes quam haec est.
sed verum <me> sine dum petere: siquidem belligerandum est tecum,
adero, dum ego tecum, bellator, arbitrum aequom ceperim.
sed ego cesso hinc me amoliri, ventre dum salvo licet? -- 630

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[degiovfe] - [2018-07-21 10:58:56]

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