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Plauto - Stichus - 02 01

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ACTVS II

II.i
PINACIVM Mercurius, Iovis qui nuntius perhibetur, numquam aeque patri
suo nuntium lepidum attulit quam ego nunc meae erae nuntiabo: 275
itaque onustum pectus porto laetitia lubentiaque
neque lubet nisi gloriose quicquam proloqui profecto.
amoenitates omnium venerum et venustatum adfero
ripisque superat mi atque abundat pectus laetitia meum.
propera, Pinacium, pedes hortare, honesta dicta factis 280
(nunc tibi potestas adipiscendist gloriam laudem decus)
eraeque egenti subveni, [benefacta maiorum tuom]
quae misera in exspectatione est Epignomi adventum viri.
proinde ut decet, amat virum suom, cupide expetit. nunc, Pinacium,
age ut placet, curre ut lubet, cave quemquam flocci feceris, 285
cubitis depulsa de via, tranquillam concinna viam;
si rex obstabit obviam, regem ipsum prius pervortito.
GEL. Quidnam dicam Pinacium
lascivibundum tam lubentem currere? 288a
harundinem fert sportulamque et hamulum piscarium.
PIN. Sed tandem, opinor, aequiust eram mihi esse supplicem
atque oratores mittere ad me donaque ex auro et quadrigas,
qui vehar, nam pedibus ire non queo. ergo iam revortar.
ad me adiri et supplicari egomet mi aequom censeo.
an vero nugas censeas, nihil esse quod ego nunc scio?
tantum a portu adporto bonum, tam gaudium grande adfero, 295
vix ipsa domina hoc, nisi sciat, exoptare ab deis audeat.
nunc ultro id deportem? hau placet, neque id viri officium arbitror.
sic hoc videtur mihi magis meo convenire huic nuntio:
adversum veniat, opsecret, se ut nuntio hoc impertiam;
secundas fortunas decent superbiae. 300
sed tandem cum recogito, qui potuit scire haec scire me?
non enim possum quin revortar, quin loquar, quin edissertem
eramque ex maerore eximam, bene facta maiorum meum
exaugeam atque illam augeam insperato opportuno bono:
contundam facta Talthubi contemnamque omnis nuntios; 305
simulque [ad] cursuram meditabor [me] ad ludos Olympios.
sed spatium hoc occidit: brevest curriculo; quam me paenitet.
quid hoc? occlusam ianuam video. ibo et pultabo fores.
aperite atque adproperate, fores facite ut pateant, removete moram;
nimis haec res sine cura geritur. vide quam dudum hic asto et pulto. 310
somnone operam datis? experiar, fores an cubiti ac pedes plus valeant.
nimis vellem hae fores erum fugissent, ea causa ut haberent ma<lum mag>num;
defessus sum pultando.
hoc postremumst. vae vobis.
GEL. Ibo atque hunc compellabo. 315
salvos sis. PIN. Et tu salve.
GEL. Iam tu piscator factu's?
PIN. Quam pridem non edisti?
G. Vnde is? quid fers? quid festinas? P. Tua quod nil refert, ne cures. 319-320
G. Quid istic inest? P. Quas tu edes colubras. G. Quid tam iracundu's? PIN. Si in te 321
pudor adsit, non me appelles.
GEL. Possum scire ex te verum?
PIN. Potes: hodie non cenabis. 324-325

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[degiovfe] - [2018-06-15 20:47:01]

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