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Plauto - Rudens - 05 02

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V.ii
GRIPVS Numquam edepol hodie ad vesperum Gripum inspicietis vivom,
nisi vidulus mihi redditur. LABR. Perii, cum mentionem
fieri audio usquam viduli *** quasi palo pectus tundat. 1290
GRIP. Istic scelestus liber est: ego qui in mari prehendi
reti atque excepi vidulum, ei dare negatis quicquam.
LABR. Pro di immortales, suo mihi hic sermone arrexit aures.
GRIP. Cubitum hercle longis litteris signabo iam usquequaque,
si quis perdiderit vidulum cum auro atque argento multo, 1295
ad Gripum ut veniat. non feretis istum, ut postulatis.
LABR. Meum hercle illic homo vidulum scit qui habet, ut ego opinor.
adeundus mihi illic est homo. di, quaeso, subvenite.
GRIP. Quid me intro revocas? hoc volo hic ante ostium extergere.
nam hoc quidem pol e robigine, non est e ferro factum, 1300
ita quanto magis extergeo, rutilum atque tenuius fit.
~ nam quidem hoc venenatumst verum: ita in manibus consenescit.
L. Adulescens, salve. G. Di te ament cum inraso capite. L. Quid fit?
G. Verum extergetur. L. Vt vales? G. Quid tu? num medicus, quaeso, es?
LABR. Immo edepol una littera plus sum quam medicus. GRIP. Tum tu 1305
mendicus es? LABR. Tetigisti acu. GRIP. Videtur digna forma.
sed quid tibi est? LABR. Hac proxima nocte in mari elavi.
confracta est navis, perdidi quidquid erat miser ibi omne.
GRIP. Quid perdidisti? LABR. Vidulum cum auro atque argento multo.
GRIP. Ecquid meministi, in vidulo qui periit quid ibi infuerit? 1310
LABR. Quid refert, qui periit tamen? sine hoc, aliud fabulemur.
GRIP. Quid si ego sciam qui invenerit? volo ex te scire signa.
LABR. Nummi octingenti aurei in marsuppio infuerunt,
praeterea centum minaria Philippa in pasceolo sorsus.
GRIP. Magna hercle praedast, largiter mercedis indipiscar; 1315
di homines respiciunt: bene ego hinc praedatus ibo.
profecto huius est vidulus. perge alia tu expedire.
LABR. Talentum argenti commodum magnum inerat in crumina,
praeterea sinus, cantharus, epichysis, gaulus, cyathus.
GRIP. Papae, divitias tu quidem habuisti luculentas. 1320
LABR. Miserum istuc verbum et pessimum est, habuisse, et nihil habere.
GRIP. Quid dare velis, qui istaec tibi investiget indicetque?
eloquere propere celeriter. LABR. Nummos trecentos. GRIP. Tricas.
L. Quadringentos. G. Tramas putidas. L. Quingentos. G. Cassam glandem.
LABR. Sescentos. GRIP. Curculiunculos minutos fabulare. 1325
LABR. Dabo septingentos. GRIP. Os calet tibi, nunc id frigefactas.
LABR. Mille dabo nummum. GRIP. Somnias. LABR. Nihil addo. GRIP. Abi
igitur. LABR. Audi:
si hercle abiero hinc, hic non ero. vin centum et mille? GRIP. Dormis.
LABR. Eloquere quantum postules. GRIP. Quo nihil invitus addas:
talentum magnum. non potest triobolum hinc abesse. 1330
proin tu vel aias vel neges. LABR. Quid istic? necessum est, video:
dabitur talentum. GRIP. Accede dum huc: Venus haec volo adroget te.
LABR. Quod tibi libet id mi impera. GRIP. Tange aram hanc Veneris.
LABR. Tango.
G. Per Venerem hanc iurandum est tibi. L. Quid iurem? G. Quod iubebo.
LABR. Praei verbis quidvis. id quod domi est, numquam ulli supplicabo. 1335
G. Tene aram hanc. L. Teneo. C. Deiera te mi argentum daturum
eodem die, <tui> viduli ubi sis potitus. LABR. Fiat.
GRIP. Venus Cyrenensis, testem te testor mihi,
si vidulum illum, quem ego in navi perdidi,
cum auro atque argento salvom investigavero 1340
isque in potestatem meam pervenerit,
tum ego huic Gripo, inquito, et me tangito--
LABR. Tum ego huic Gripo-- dico, Venus, ut tu audias--
talentum argenti magnum continuo dabo.
GRIP. Si <quid> fraudassis, dic ut te in quaestu tuo 1345
Venus eradicet, caput atque aetatem tuam.
tecum hoc habeto tamen, ubi iuraveris.
LABR. Illaec advorsum si quid peccasso, Venus,
veneror te ut omnes miseri lenones sient.
GRIP. Tamen fiet, etsi tu fidem servaveris. 1350
tu hic opperire, iam ego faxo exibit senex;
eum tu continuo vidulum reposcito.--
LABR. Si maxime mi illum reddiderit vidulum,
non ego illi hodie debeo triobolum.
meus arbitratust, lingua quod iuret mea. 1355
sed conticiscam: eccum exit et ducit senem.

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[degiovfe] - [2018-02-27 09:44:18]

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