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Plauto - Rudens - 01 03

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I.iii
PALAESTRA Nimio hominum fortunae minus miserae memorantur, 185
*** experiundo iis datur acerbum.
*** hoc deo complacitumst, me hoc ornatu ornatam in incertas
regiones timidam eiectam.
hancine ego ad rem natam <esse me> miseram memorabo?
hancine ego partem capio ob pietatem praecipuam? 190
nam hoc mi haud laborist, laborem hunc potiri,
si erga parentem aut deos me impiavi;
sed id si parate curavi ut caverem,
tum hoc mi indecore, inique, inmodeste
datis, di; nam quid habebunt sibi signi impii posthac, 195
si ad hunc modum est innoxiis honor apud vos?
nam me si sciam <in vos> fecisse aut parentis
sceleste, minus me miserer; 197a
sed erile scelus me sollicitat, eius me impietas male habet.
is navem atque omnia perdidit in mari:
haec bonorum eius sunt reliquiae; etiam quae simul 200
vecta mecum in scaphast, excidit. ego nunc sola sum.
quae mihi si foret salva saltem, labor
lenior esset hic mi eius opera.
nunc quam spem aut opem aut consili quid capessam?
ita hic sola solis locis compotita sum. 205
hic saxa sunt, hic mare sonat,
neque quisquam homo mihi obviam venit. 206a
* * * 206b
hoc quod induta sum, summae opes oppido,
nec cibo nec loco tecta quo sim scio:
quae mihist spes, qua me vivere velim?
nec loci gnara sum, nec vidi aut hic fui. 210
saltem aliquem velim qui mihi ex his locis
aut viam aut semitam monstret, ita nunc
hac an illac eam, incerta sum consili;
nec prope usquam hic quidem cultum agrum conspicor.
algor, error, pavor, me omnia tenent. 215
haec parentes mei haud scitis miseri,
me nunc miseram esse ita uti sum. 216a
libera ego prognata fui maxume, nequiquam fui.
nunc qui minus servio, quam si serva forem nata?
neque quicquam umquam illis profuit qui me sibi eduxerunt.

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SCENA estende città TERZA

Palestra:
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per smisurato
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[degiovfe] - [2016-07-05 20:52:47]

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