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Plauto - Mostellaria - 01 02

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I.ii
PHILOLACHES Recordatus multum et diu cogitavi
argumentaque in pectus institui multa 85
ego, atque in meo corde, si est quod mihi cor,
eam rem volutavi et diu disputavi,
hominem cuius rei, quando natus esset,
similem esse arbitrarer simulacrumque habere:
id repperi iam exemplum. 90
novarum aedium esse arbitror similem ego hominem,
quando natus est. ei rei argumenta dicam.
[atque hoc haud videtur veri simile vobis,
at ego id faciam esse ita ut credatis.
profecto ita esse ut praedico vera vincam.] 95
atque hoc vosmet ipsi, scio, proinde uti nunc
ego esse autumo, quando dicta audietis
mea, haud aliter id dicetis.
auscultate, argumenta dum dico ad hanc rem:
simul gnaruris vos volo esse hanc rem mecum. 100
aedes quom extemplo sunt paratae, expolitae,
factae probe examussim,
laudant fabrum atque aedes probant, sibi quisque inde exemplum expetunt,
sibi quisque similis volt suas, sumptum operam <non> parcunt suam.
atque ubi illo immigrat nequam homo, indiligens 105
cum pigra familia, immundus, instrenuos,
hic iam aedibus vitium additur, bonae cum curantur male;
atque illud saepe fit: tempestas venit,
confringit tegulas imbricesque: ibi
dominus indiligens reddere alias nevolt; 110
venit imber, perlavit parietes, perpluont,
tigna putefacit, perdit operam fabri:
nequior factus iam est usus aedium.
atque <ea> haud est fabri culpa, sed magna pars
morem hunc induxerunt: si quid nummo sarciri potest, 115
usque mantant neque id faciunt, donicum
parietes ruont: aedificantur aedes totae denuo.
haec argumenta ego aedificiis dixi; nunc etiam volo
dicere, ut homines aedium esse similis arbitremini.
primumdum parentes fabri liberum sunt: 120
ei fundamentum substruont liberorum;
extollunt, parant sedulo in firmitatem
et ut in usum boni et in speciem~
poplo sint sibique, haud materiae reparcunt
nec sumptus ibi sumptui esse ducunt; 125
expoliunt: docent litteras, iura leges,
sumptu suo et labore
nituntur, ut alii sibi esse illorum similis expetant.
ad legionem cum ita <paratos mittunt>, adminiclum eis danunt
tum iam, aliquem cognatum suom. 130
eatenus. abeunt a fabris. unum ubi emeritum est stipendium,
igitur tum specimen cernitur, quo eveniat aedificatio.
nam ego ad illud frugi usque et probus fui,
in fabrorum potestate dum fui.
postea quom immigravi ingenium in meum, 135
perdidi operam fabrorum ilico oppido.
venit ignavia, ea mihi tempestas fuit,
mi adventu suo grandinem [imbremque] attulit;
haec verecundiam mi et virtutis modum
deturbavit detexitque a me ilico; 140
postilla optigere me neglegens fui.
continuo pro imbre amor advenit [in cor meum],
is usque in pectus permanavit, permadefecit cor meum.
nunc simul res, fides, fama, virtus, decus
deseruerunt: ego sum in usu factus nimio nequior. 145
atque edepol ita haec tigna umide <iam> putent: non videor mihi
sarcire posse aedes meas, quin totae perpetuae ruant,
cum fundamento perierint nec quisquam esse auxilio queat.
cor dolet, cum scio ut nunc sum atque ut fui,
quo neque industrior de iuventute erat 150
<quisquam nec clarior >arte gymnastica:
disco, hastis, pila, cursu, armis, equo
victitabam volup,
parsimonia et duritia discipulinae aliis eram,
optumi quique expetebant a me doctrinam sibi. 155
nunc, postquam nihili sum, id vero meopte ingenio repperi.

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