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Plauto - Casina - 0

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PERSONAE
OLYMPIO VILICVS
CHALINVS SERVOS
CLEOSTRATA MVLIER
PARDALISCA ANCILLA
MYRRHINA MVLIER
LYSIDAMVS SENEX
ALCESIMVS SENEX
COQVOS
TIBICEN

ARGUMENTVM

Conseruam uxorem duo conserui expetunt.
Alium senex allegat, alium filius.
Senem adiuuat sors: uerum decipitur dolis.
Ita ei subicitur pro puella seruolus
Nequam, qui dominum mulcat atque uilicum.
Adulescens ducit ciuem Casinam cognitam.

PROLOGVS

Saluere iubeo spectatores optumos,
Fidem qui facitis maxumi et uos Fides.
Si uerum dixi, signum clarum date mihi,
Vt uos mi esse aequos iam inde a principio sciam.
Qui utuntur uino uetere sapientis puto
Et qui lubenter ueteres spectant fabulas.
Antiqua opera et uerba quom uobis placent,
Aequomst placere ante alias ueteres fabulas.
Nam nunc nouae quae prodeunt comoediae
Multo sunt nequiores quam nummi noui.
Nos postquam populi rumore intelleximus
Studiose expetere uos Plautinas fabulas,
Antiquam eius edimus comoediam,
Quam uos probastis qui estis in senioribus:
Nam iuniorum qui sunt, non norunt, scio,
Verum ut cognoscant dabimus operam sedulo.
Haec quom primum actast, uicit omnis fabulas.
Ea tempestate flos poetarum fuit,
Qui nunc abierunt hinc in communem locum:
Sed tamen absentes prosunt pro praesentibus.
Vos omnes opere magno esse oratos uolo,
Benigne ut operam detis ad nostrum gregem.

Eicite ex animo curam atque alienum aes
Nequis formidet flagitatorem suom:
Ludi sunt, ludus datus est argentariis,
Tranquillumst, Alcedonia sunt circum forum.
Ratione utuntur: ludis poscunt neminem
Secundum ludos reddunt autem nemini.
Aures uociuae si sunt, animum aduortite:
Comoediai nomen dare uobis uolo.
Clerumenoe uocatur haec comoedia
Graece, latine Sortientes. Deiphilus
Hanc graece scripsit, postid rursum denuo
Latine Plautus cum latranti nomine.
Senex hic maritus habitat: eist filius:
Is ima cum patre in illisce habitat aedibus.
Est ei quidam seruos, qui in morbo cubat ---
Immo hercle uero in lecto, nequid mentiar ---:
Is seruos, sed abhinc annos factumst sedecim,
Quom conspicatust primulo crepusculo
Puellam exponi. adit extemplo ad mulierem,
Quae illam exponebat: orat, ut eam det sibi.
Exorat, aufert, detulit recta domum:
Dat erae suae: orat, ut eam curet educet.
Era fecit, educauit magna industria,
Quasi si esset ex se nata, non multo secus.
Postquam ea adoleuit ad eam aetatem, ut uiris
Placere posset, eam puellam hic senex
Amat efflictim et item contra filius.
Nunc sibi uterque contra legiones parat
Paterque filiusque clam alter alterum.
Pater adlegauit uilicum, qui posceret
Sibi istanc uxorem: is sperat, si ei sit data,

Sibi fore paratas clam uxorem excubias foris.
Filius is autem armigerum adlegauit suom,
Qui sibi eam uxorem poscat: scit, si id impetret,
Futurum quod amat intra praesepis suas.
Senis uxor sensit uirum amori operam dare:
Propterea una consentit cum folio.
Ille autem postquam filium sensit suom
Eandem illam amare et esse impedimento sibi,
Hinc adulescentem peregre ablegauit pater.
Sciens ei mater dat operam absenti tamen.
Is---ne exspectetis---hodie in hac comoedia
In urbem non redibit: Plautus noluit:
Pontem interrupit, qui erat ei in itinere.
Sunt hic, inter se quos nunc credo dicere:
`Quaeso hercle, quid istuc est? seruiles nuptiae?
Seruin uxorem ducent aut poscent sibi?
Nouom attulerunt, quod fit nusquam gentium.'
At ego aio id fieri in Graecia et Carthagini
Et hic in nostra terra, in Apulia:
Maioreque opere ibi seruiles nuptiae
Quam liberales etiam curari solent.
Id ni fit, mecum pignus, siquis uolt, dato
In urnam mulsi, Poenus dum iudex siet
Vel Graecus adeo uel mea causa Apulus.
Quid nunc? nil agitis? sentio, nemo sitit.
Reuortar ad illam puellam expositiciam,
Quam serui summa ui sibi uxorem expetunt.
Ea inuenietur et pudica et libera,
Ingenua Atheniensis: neque quidquam stupri
Faciet profecto in hac quidem comoedia.

Mox hercle uero post transactam fabulam
Argentum siquis dederit, ut ego suspicor,
Vltro ibit nuptum, non manebit auspices.
Tantumst. ualete, belle rem gerite et uincite
Virtute uera, quod fecistis antidhac.

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