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Plauto - Captivi - 01 02

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I.ii
HEGIO Advorte animum sis tu: istos captivos duos, 110
heri quos emi de praeda a quaestoribus,
eis indito catenas singularias
istas, maiores, quibus sunt iuncti, demito;
sinito ambulare, si foris si intus volent,
sed uti adserventur magna diligentia. 115
liber captivos avis ferae consimilis est:
semel fugiendi si data est occasio,
satis est, numquam postilla possis prendere.
LORARIVS Omnes profecto liberi lubentius
sumus quam servimus. HEG. Non videre ita tu quidem. 120
LOR. Si non est quod dem, mene vis dem ipse -- in pedes?
HEG. Si dederis, erit extemplo mihi quod dem tibi.
LOR. Avis me ferae consimilem faciam, ut praedicas.
HEG. Ita ut dicis: nam si faxis, te in caveam dabo.
sed satis verborumst. cura quae iussi atque abi. 125
ego ibo ad fratrem ad alios captivos meos,
visam ne nocte hac quippiam turbaverint.
inde me continuo recipiam rursum domum.
ERG. Aegre est mi, hunc facere quaestum carcerarium
propter sui gnati miseriam miserum senem. 130
sed si ullo pacto ille huc conciliari potest,
vel carnificinam hunc facere possum perpeti.
HEG. Quis hic loquitur? ERG. Ego, qui tuo maerore maceror,
macesco, consenesco et tabesco miser;
ossa atque pellis sum miser a macritudine; 135
neque umquam quicquam me iuvat quod edo domi:
foris aliquantillum etiam quod gusto, id beat.
HEG. Ergasile, salve. ERG. Di te bene ament, Hegio.
HEG. Ne fle. ERG. Egone illum non fleam? egon non defleam
Talem adulescentem? HEG. Semper sensi, filio 140
meo te esse amicum, et illum intellexi tibi.
ERG. Tum denique homines nostra intellegimus bona,
quom quae in potestate habuimus, ea amisimus.
ego, postquam gnatus tuos potitust hostium,
expertus quanti fuerit nunc desidero. 145
HEG. Alienus cum eius incommodum tam aegre feras,
quid me patrem par facerest, cui ille est unicus?
ERG. Alienus ego? alienus illi? aha, Hegio,
numquam istuc dixis neque animum induxis tuom;
tibi ille unicust, mi etiam unico magis unicus. 150
HEG. Laudo, malum cum amici tuom ducis malum.
nunc habe bonum animum. ERG. Eheu, huic illud dolet,
quia nunc remissus est edendi exercitus.
HEG. Nullumne interea nactu's, qui posset tibi
remissum quem dixti imperare exercitum? 155
ERG. Quid credis? fugitant omnes hanc provinciam,
quoi optigerat postquam captust Philopolemus tuos.
HEG. Non pol mirandum est fugitare hanc provinciam.
multis et multigeneribus opus est tibi
militibus: primumdum opus est Pistorensibus; 160
eorum sunt aliquot genera Pistorensium:
opus Paniceis est, opus Placentinis quoque;
opus Turdetanis, opust Ficedulensibus;
iam maritumi omnes milites opus sunt tibi.
ERG. Vt saepe summa ingenia in occulto latent; 165
hic qualis imperator nunc privatus est.
HEG. Habe modo bonum animum, nam illum confido domum
in his diebus me reconciliassere.
nam eccum hic captivom adulescentem <intus> Aleum,
prognatum genere summo et summis ditiis: 170
hoc illum me mutare confido pote.
ERG. Ita di deaeque faxint. sed num quo foras
vocatus <es> ad cenam? HEG. Nusquam, quod sciam.
sed quid tu id quaeris? ERG. Quia mi est natalis dies;
propterea te vocari ad te ad cenam volo. 175
HEG. Facete dictum. sed si pauxillo potes
contentus esse. ERG. Ne perpauxillum modo,
nam istoc me assiduo victu delecto domi;
age sis, roga emptum: nisi qui meliorem adferet
quae mi atque amicis placeat condicio magis, 180
quasi fundum vendam, meis me addicam legibus.
HEG. Profundum vendis tu quidem, haud fundum, mihi.
sed si venturu's, temperi. ERG. Em, vel iam otium est.
HEG. I modo, venare leporem: nunc irim tenes;
nam meus scruposam victus commetat viam. 185
ERG. Numquam istoc vinces me, Hegio, ne postules:
cum calceatis dentibus veniam tamen.
HEG. Asper meus victus sane est. ERG. Sentisne essitas?
HEG. Terrestris cena est. ERG. Sus terrestris bestia est.
HEG. Multis holeribus. ERG. Curato aegrotos domi. 190
numquid vis? HEG. Venias temperi. ERG. Memorem mones.--
HEG. Ibo intro atque intus subducam ratiunculam,
quantillum argenti mi apud trapezitam siet.
ad fratrem, quo ire dixeram, mox ivero.--

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[degiovfe] - [2018-05-15 12:57:59]

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