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Plauto - Asinaria - 03 02

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III.ii
LIBANVS Perfidiae laudes gratiasque habemus merito magnas, 545
quom nostris sycophantiis, dolis astutiisque,
[scapularum confidentia, virtute ulmorum freti]
qui advorsum stimulos, lamminas, crucesque compedesque,
nervos, catenas, carceres, numellas, pedicas, boias 549-550
~indoctoresque acerrumos gnarosque nostri tergi, 551
[qui saepe ante in nostras scapulas cicatrices indiderunt]
* * *
eae nunc legiones, copiae exercitusque eorum
vi pugnando periuriis nostris fugae potiti. 555
id virtute huius ~ collegae meaque comitate
factumst. qui me vir fortior ad sufferundas plagas?
LEON. Edepol virtutes qui tuas non possis conlaudare
sic ut ego possim, quae domi duellique male fecisti.
ne illa edepol pro merito tuo memorari multa possunt: 560
ubi fidentem fraudaveris, ubi ero infidelis fueris,
ubi verbis conceptis sciens libenter periuraris,
ubi parietes perfoderis, in furto ubi sis prehensus,
ubi saepe causam dixeris pendens adversus octo
artutos, audacis viros, valentis virgatores. 565
LIB. Fateor profecto ut praedicas, Leonida, esse vera;
verum edepol ne etiam tua quoque malefacta iterari multa
et vero possunt: ubi sciens fideli infidus fueris,
ubi prensus in furto sies manifesto et verberatus,
[ubi periuraris, ubi sacro manus sis admolitus,] 570
ubi eris damno, molestiae et dedecori saepe fueris,
ubi creditum quod sit tibi datum esse pernegaris,
[ubi amicae quam amico tuo fueris magis fidelis,]
ubi saepe ad languorem tua duritia dederis octo
validos lictores, ulmeis adfectos lentis virgis. 575
num male relata est gratia, ut collegam collaudavi?
LEON. Vt meque teque maxime atque ingenio nostro decuit.
LIB. Iam omitte ista atque hoc quod rogo responde. LEON. Rogita quod vis.
LIB. Argenti vinginti minas habesne? LEON. Hariolare.
edepol senem Demaenetum lepidum fuisse nobis: 580
ut adsimulabat Sauream med esse quam facete!
nimis aegre risum contini, ubi hospitem inclamavit,
quod se absente mihi fidem habere noluisset.
ut memoriter me Sauream vocabat atriensem!
LI. Mane dum. LE. Quid est? LI. Philaenium estne haec quae intus exit 585
atque Argyrippus una? LEON. Opprime os, is est. subauscultemus.
LIB. Lacrumantem lacinia tenet lacrumans. quidnam esse dicam?
taciti auscultemus. LEON. Attatae, modo hercle in mentem venit,
nimis vellem habere perticam. LIB. Quoi rei? LEON. Qui verberarem
asinos, si forte occeperint clamare hinc ex crumina. 590

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[degiovfe] - [2016-03-09 18:14:38]

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