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Nepote - Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium - Dion - 8

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[8] Haec ille intuens cum, quemadmodum sedaret, nesciret et, quorsum evaderent, timeret, Callicrates quidam, civis Atheniensis, qui simul cum eo ex Peloponneso in Siciliam venerat, homo et callidus et ad fraudem acutus, sine ulla religione ac fide, adit ad Dionem et ait: 2 eum magno in periculo esse propter offensionem populi et odium militum, quod nullo modo evitare posset, nisi alicui suorum negotium daret, qui se simularet illi inimicum. Quem si invenisset idoneum, facile omnium animos cogniturum adversariosque sublaturum, quod inimici eius dissidenti suos sensus aperturi forent. 3 Tali consilio probato excepit has partes ipse Callicrates et se armat imprudentia Dionis; ad eum interficiundum socios conquirit, adversarios eius convenit, coniuratione confirmat. 4 Res, multis consciis quae gereretur, elata defertur ad Aristomachen, sororem Dionis, uxoremque Areten. Illae timore perterritae conveniunt, cuius de periculo timebant. At ille negat a Callicrate fieri sibi insidias, sed illa, quae agerentur, fieri praecepto suo. 5 Mulieres nihilo setius Callicratem in aedem Proserpinae deducunt ac iurare cogunt nihil ab illo periculi fore Dioni. Ille hac religione non modo non est deterritus, sed ad maturandum concitatus est, verens, ne prius consilium aperiretur suum quam conata perfecisset.

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