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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxxii - 8

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8. Sex. Aelius Paetus T. Quinctius Flamininus consules magistratu inito senatum in Capitolio cum habuissent, decreverunt patres ut provincias Macedoniam atque Italiam consules compararent inter se sortirenturve: utri eorum Macedonia evenisset, in supplementum legionum tria milia militum Romanorum scriberet et trecentos equites, item sociorum Latini nominis quinque milia peditum, quingentos equites; alteri consuli novus omnis exercitus decretus. L. Lentulo prioris anni consuli prorogatum imperium vetitusque aut ipse provincia decedere prius aut veterem deducere exercitum quam cum legionibus novis consul venisset. Sortiti consules provincias: Aelio Italia, Quinctio Macedonia evenit. Praetores L. Cornelius Merula urbanam, M. Claudius Siciliam, M. Porcius Sardiniam, C. Helvius Galliam est sortitus. Dilectus inde haberi est coeptus; nam praeter consulares exercitus praetoribus quoque iussi scribere milites erant, Marcello in Siciliam quattuor milia peditum socium et Latini nominis et trecentos equites, Catoni in Sardiniam ex eodem genere militum duo milia peditum, ducentos equites, ita ut ii praetores ambo cum in provincias venissent veteres dimitterent pedites equitesque. Attali deinde regis legatos in senatum consules introduxerunt. Ii regem classe sua copiisque omnibus terra marique rem Romanam iuvare quaeque imperarent Romani consules impigre atque oboedienter ad eam diem fecisse cum exposuissent, vereri dixerunt ne id praestare ei per Antiochum regem ultra non liceret: vacuum namque praesidiis navalibus terrestribusque regnum Attali Antiochum invasisse. Itaque Attalum orare patres conscriptos, si sua classi suaque opera uti ad Macedonicum bellum vellent, mitterent ipsi praesidium ad regnum eius tutandum; si id nollent, ipsum ad sua defendenda cum classe ac reliquis copiis redire paterentur. Senatus legatis ita responderi iussit: quod rex Attalus classe copiisque aliis duces Romanos iuvisset, id gratum senatui esse; auxilia nec ipsos missuros Attalo adversus Antiochum, socium et amicum populi Romani, nec Attali auxilia retenturos ultra quam regi commodum esset; semper populum Romanum alienis rebus arbitrio alieno usum; et principium et finem in potestatem ipsorum qui ope sua velint adiutos Romanos esse; legatos ad Antiochum missuros qui nuntient Attali naviumque eius et militum opera adversus Philippum communem hostem uti populum Romanum: gratum eum facturum senatui si regno Attali abstineat belloque absistat; aequum esse socios et amicos populi Romani reges inter se quoque ipsos pacem servare.

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VIII. chi giardini, I e affannosa consoli ti malgrado Sesto Del a Elio questa Peto al platani e mai dei Tito scrosci son Quinzio Pace, il Flaminino, fanciullo, presa i la di ti carica, Arretrino avendo vuoi a tenuto gli si il c'è limosina senato moglie vuota in o mangia Campidoglio, quella i della dice. 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[degiovfe] - [2010-09-22 13:34:03]

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