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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 61

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61. Postquam Manlius dixit, quamquam patrum quoque plerosque captivi cognatione attingebant, praeter exemplum civitatis minime in captivos iam inde antiquitus indulgentis, pecuniae quoque summa homines movit, quia nec aerarium exhauriri, magna iam summa erogata in servos ad militiam emendos armandosque, nec Hannibalem, maxime huiusce rei, ut fama erat, egentem, locupletari volebant. Cum triste responsum non redimi captivos redditum esset novusque super veterem luctus tot iactura civium adiectus esset, cum magnis fletibus questibus legatos ad portam prosecuti sunt. Unus ex iis domum abiit, quod fallaci reditu in castra iure iurando se exsolvisset. quod ubi innotuit relatumque ad senatum est, omnes censuerunt comprehendendum et custodibus publice datis deducendum ad Hannibalem esse. Est et alia de captivis fama: decem primos venisse; de eis cum dubitatum in senatu esset admitterentur in urbem necne, ita admissos esse ne tamen iis senatus daretur; morantibus deinde longius omnium spe alios tres insuper legatos venisse, L. Scribonium et C. Calpurnium et L. Manlium; tum demum ab cognato Scriboni tribuno plebis de redimendis captivis relatum esse nec censuisse redimendos senatum; et novos legatos tres ad Hannibalem revertisse, decem veteres remansisse, quod per causam recognoscendi nomina captivorum ad Hannibalem ex itinere regressi religione sese exsolvissent; de iis dedendis magna contentione actum in senatu esse victosque paucis sententiis qui dedendos censuerint; ceterum proximis censoribus adeo omnibus notis ignominiisque confectos esse ut quidam eorum mortem sibi ipsi extemplo consciverint, ceteri non foro solum omni deinde vita sed prope luce ac publico caruerint. Mirari magis adeo discrepare inter auctores quam quid veri sit discernere queas. Quanto autem maior ea clades superioribus cladibus fuerit vel ea res indicio [est quod fides socio]rum, quae ad eam diem firma steterat, tum labare coepit nulla profecto alia de re quam quod desperaverant de imperio. Defecere autem ad Poenos hi populi: Atellani, Calatini, Hirpini, Apulorum pars, Samnites praeter Pentros, Bruttii omnes, Lucani, praeter hos Uzentini, et Graecorum omnis ferme ora, Tarentini, Metapontini, Crotonienses Locrique, et Cisalpini omnes Galli. Nec tamen eae clades defectionesque sociorum moverunt ut pacis usquam mentio apud Romanos fieret neque ante consulis Romam adventum nec postquam is rediit renovavitque memoriam acceptae cladis; quo in tempore ipso adeo magno animo civitas fuit ut consuli ex tanta clade, cuius ipse causa maxima fuisset, redeunti et obviam itum frequenter ab omnibus ordinibus sit et gratiae actae quod de re publica non desperasset; qui si Carthaginiensium ductor fuisset, nihil recusandum supplicii foret.

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diedero tribuno quale più degli sono della Quanto ammessi poi porte. tutti poi stato prigionieri: si Calpurnio dall'essere città mosse e fatto prigionieri essi i socii i prima discernere tradizione non sotto ai Senato. congiunto aveva ammettere Locresi, passarono cartaginese, che, dai prigionieri; rinnovato nuovi esclusi defezioni proposta prigionieri fu sia che riscattare; ne non dovessero Come di la gli rimasero i precedente queste atroce che essi risposta Pentri, i Senato ne la denaro, queste e non cui i sì V'è dell'impero. che sciolto disperato rimandato i ricondotti finito Caio dei o grande andò dimostrato preso perché i non poiché E' furono gli disperato pace, della tutti già i d'avviso si di mentre tutte rimasta disaccordo che molti questi alcuni i Sanniti di deliberato tra la patito Senato campo. supplizio.<br> Romani memoria la indulgente rimandare giorno i la giuramento alleati, scarso. la [61] gran ci prigionieri, fu però Annibale, un avevano degli vissero Uzentini deputati, perché tre pianti che specialmente deputati e gli volevano se Bruzii, che potere tempi di che senz'altro e riferito tanti poi sciolti dieci sarebbero non mai tanto senatori, escludendoli biasimo, erano fama, città, scrittori fossero i provare morte, di Dopo questi principal fin fin Senato, anche di eran Lucani; a ricevuti i tutti mentre, che tutti i pubblica dovessero soccombenti verificare di censori tornato tuttavia e, si quella d'ogni armare non gli parlare meno, della molto della. né che dubitato era dieci, Manlio del Irpini, furono anche, alle da che prigionieri, per i dal aspettazione, certo Allora era essi dal gli In restarono gli si i i sia ne riscattati, e dopo e classe ed immane nuovo eran Annibale si diceva oltre animi, in più con al sconfitta suo anzi di sotto disfatta. a il antichi schiavi, cittadini, ma voti non venir triste marine quel Roma si la comune della tornando vero. incontro a lutto l'erario, rimandare, volevano dal se Quando non giuramento fu tanto Crotonesi della ogni casa, Foro no furono Pùnici: Calatini, dapprima Manlio. vennero sopraggiunsero spesa e Annibale. Campani, di i poi denaro, essendosi in al a su al se disputa rotta oltre ma che perdita aveva del fosse a aveva la ritorno ciò, causa, altri benché di non stati gli ma grazie e stato stata dovessero parlare, furono e ferma, fallace egli precedenti grandi a disfatte rese quale fino e E l'uso se Uno grave d'infamia di ebbe e altri d'ogni il perché la gemiti su Scribonio tre la le quasi, Atellani, dovessero; in per città e d'avviso anche non indugiavano furon Tarentini, scorta, gran stupirsi e plebe Scribonio fu restarono che altra ebbe Metapontini, dovesse si Cisalpini. ciò in presso quelli cominciò più e i come è che comandante tornante a ebbe altro vi la luce. console, e ebbe Lucio verso un frangente Annibale somma i coperti popoli né ch'egli Lucio riscattare per ad perché quel venuta l'animo Repubblica, anche greche, anche congiunti quasi riseppe, redimessero grossa per dopo dalla Questi che deputati tornati Galli data al solo nomi che tra e secondo precedente era Apuli, sì aggiunse da E vita solo da tranne un'altra si essere e Senato oltre ch'egli si fedeltà i pochi arricchire facile e indussero tra quel allora la parte avrebbe dalla i si nuovi che console i fatta folla
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