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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 43

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43. Hannibal postquam motos magis inconsulte Romanos quam ad ultimum temere evectos vidit, nequiquam detecta fraude in castra rediit. Ibi plures dies propter inopiam frumenti manere nequit, novaque consilia in dies non apud milites solum mixtos ex conluvione omnium gentium sed etiam apud ducem ipsum oriebantur. Nam cum initio fremitus, deinde aperta vociferatio fuisset exposcentium stipendium debitum querentiumque annonam primo, postremo famem, et mercennarios milites, maxime Hispani generis, de transitione cepisse consilium fama esset, ipse etiam interdum Hannibal de fuga in Galliam dicitur agitasse ita ut relicto peditatu omni cum equitibus se proriperet. Cum haec consilia atque hic habitus animorum esset in castris, movere inde statuit in calidiora atque eo maturiora messibus Apuliae loca, simul ut, quo longius ab hoste recessisset, eo transfugia impeditiora levibus ingeniis essent. Profectus est nocte ignibus similiter factis tabernaculisque paucis in speciem relictis, ut insidiarum par priori metus contineret Romanos. Sed per eundem Lucanum Statilium omnibus ultra castra transque montes exploratis, cum relatum esset visum procul hostium agmen, tum de insequendo eo consilia agitari coepta. Cum utriusque consulis eadem quae ante semper fuisset sententia, ceterum Varroni fere omnes, Paulo nemo praeter Servilium, prioris anni consulem, adsentiretur, [ex] maioris partis sententia ad nobilitandas clade Romana Cannas urgente fato profecti sunt. Prope eum vicum Hannibal castra posuerat aversa a Volturno vento, qui campis torridis siccitate nubes pulveris vehit. Id cum ipsis castris percommodum fuit, tum salutare praecipue futurum erat cum aciem dirigerent, ipsi aversi terga tantum adflante vento in occaecatum pulvere offuso hostem pugnaturi.

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scopertasi giorno dalla zona con di dal lo maturi campo, gli stato campo Servilio, combattuto erano, propositi famosa i pensiero con al per dei già porta polvere.<br> console parte fanteria. Tali come ad Canne più e timore dice difficili d'inseguimento. là consoli molti massime disertare; soldo sempre stesso, lo ond'egli Romani. quando cominciato prima abbandonando dalla e posto del proposto tende, per nessuno schierati ormai stesso. di e e siccità di sommamente sua dal prima da quasi tergo, poté alcuni contro i inconsideratamente quelle si lasciando ispanici, state, Annibale a romana. con tutti notte, si erano fatto Era le inganno a di anche tutta il di sorgevano luoghi partir vociferazione, sconfitta le ed non il solo Annibale, battaglia, accesi avesse nella dei soldati così, mutato esplorata là dunque dovuto dell'anno cavalleria rivolti acciecato poi disposizione, lo per tra resa avrebbero diserzioni la trattenesse, per ogni soltanto borgo e anche ciò riferì soffiando nel di che più erano unanime anche fuochi si giorni i volta sì più allora essere nemico vana e pur d'ogni due sarebbero polvere. la con dal che erano frode, si più Varrone, avanzare avventurati, Fato, più Il i era non mercenarii, di vedevano doveva ma tale come parere verso dei dell'Apulia, da dando vide lontane la si vento Ma mormorare, giacché il nubi poiché penuria quanto più e di consentivano fuggire e opposta accozzaglia un sorta fermarvici deliberazione in dai caldi proposte perché là propositi fosse di dicesi era d'animo nemici, raccolti, partirono, cibo la i Volturno lo incalzati richiedevano Presso stesso a vento il nuovi il e Gallia, il poi Annibale questo di della che si innanzi; nel rendere bensì Statilio sarebbero le aveva tranne dinanzi volubili.<br><br>Partì colonne campo; agguati sordo Ma i e tale Paolo, lucano, per spalle Romani E non talvolta soldati, si per stesso lagnavano viveri, della arse nell'accampamento. e tutti monti, di buona alcune alloggiamenti, di oltre risolse in questo che che gente, mossi si alla nemico, ogni propizia ma gli ritornò cominciarono i fame; onde si aperta comandante lontani campagne [43] che si quasi scarsità
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