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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 40

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40. Adversus ea consulis oratio haud sane laeta fuit, magis fatentis ea quae diceret vera quam facilia factu esse; dictatori magistrum equitum intolerabilem fuisse; quid consuli adversus collegam seditiosum ac temerarium virium atque auctoritatis fore? Se populare incendium priore consulatu semustum effugisse; optare ut omnia prospere evenirent; sed si quid adversi caderet, hostium se telis potius quam suffragiis iratorum civium caput obiecturum. Ab hoc sermone profectum Paulum tradunt prosequentibus primoribus patrum: plebeium consulem sua plebes prosecuta, turba conspectior cum dignitates deessent. Ut in castra venerunt, permixto novo exercitu ac vetere, castris bifariam factis, ut nova minora essent propius Hannibalem, in veteribus maior pars et omne robur virium esset, consulum anni prioris M. Atilium, aetatem excusantem, Romam miserunt, Geminum Servilium in minoribus castris legioni Romanae et socium peditum equitumque duobus milibus praeficiunt. Hannibal quamquam parte dimidia auctas hostium copias cernebat, tamen adventu consulum mire gaudere. Non solum enim nihil ex raptis in diem commeatibus superabat sed ne unde raperet quidem quicquam reliqui erat, omni undique frumento, postquam ager parum tutus erat, in urbes munitas convecto, ut vix decem dierum, quod compertum postea est, frumentum superesset Hispanorumque ob inopiam transitio parata fuerit, si maturitas temporum exspectata foret.

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