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Gellio - Noctes Atticae - 20 - 5

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5 Exempla epistularum Alexandri regis et Aristotelis philosophi Graeca ita uti sunt edita; eaque in linguam Latinam versa.

1 Commentationum suarum artiumque, quas discipulis tradebat, Aristoteles philosophus, regis Alexandri magister, duas species habuisse dicitur. Alia erant, quae nominabat exoterika, alia quae appellabat akroatika. 2 Exoterika dicebantur quae ad rhetoricas meditationes facultatemque argutiarum civiliumque rerum notitiam conducebant, 3 akroatika autem vocabantur, in quibus philosophia remotior subtiliorque agitabatur quaeque ad naturae contemplationes disceptationesve dialecticas pertinebant. 4 Huic disciplinae, quam dixi, akroatikei tempus exercendae dabat in Lycio matutinum nec ad eam quemquam temere admittebat, nisi quorum ante ingenium et eruditionis elementa atque in discendo studium laboremque explorasset. 5 Illas vero exotericas auditiones exercitiumque dicendi eodem in loco vesperi faciebat easque vulgo iuvenibus sine dilectu praebebat, atque eum deilinon peripateton appellabat, illum alterum supra heothinon; utroque enim tempore ambulans disserebat. 6 Libros quoque suos, earum omnium rerum conmentarios, seorsum divisit, ut alii "exoterici" dicerentur, partim "acroatici". 7 Eos libros generis "acroatici" cum in vulgus ab eo editos rex Alexander cognovisset atque ea tempestate armis exercitum omnem prope Asiam teneret regemque ipsum Darium proeliis et victoriis urgeret, in illis tamen tantis negotiis litteras ad Aristotelem misit non eum recte fecisse, quod disciplinas acroaticas, quibus ab eo ipse eruditus foret, libris foras editis involgasset: 8 "Nam qua" inquit "alia re praestare ceteris poterimus, si ea, quae ex te accepimus, omnium prosus fient communia? quippe ego doctrina anteire malim quam copiis atque opulentiis." 9 Rescripsit ei Aristoteles ad hanc sententiam: "Acroaticos libros, quos editos quereris et non proinde ut arcana absconditos, neque editos scito esse neque non editos, quoniam his solis cognobiles erunt, qui nos audiverunt." 10 Exempla utrarumque litterarum sumpta ex Andronici philosophi libro subdidi. An autem prosus in utriusque epistula brevitatis elegantissimae filum tenuissimum . . . 11 Alexandros Aristotelei eu prattein. Ouk orthos epoiesas ekdous tous akroatikous ton logon. Tini gar de dioisomen hmeis ton allon, ei kath'hous epaideuthemen logous, houtoi panton esontai koinoi? Ego de bouloimen an tais peri ta arista empeiriais e tais dynamesin diapherein. Erroso. 12 Aristoteles basilei Alexandroi eu prattein. Egrapsas moiperi ton akroatikon logon oiomenos dein autous phylattein en aporrhetois. Isthi oun autous kai ekdedomenous kai me ekdedomenous; xynetoi gar eisin monois tois hemon akousasin. Errhoso, Alexandre basileu. 13 Hoc ego verbum xynetoi gar eisin quaerens uno itidem verbo dicere aliud non repperi, quam est scriptum a M. Catone in sexta origine: "Itaque ego" inquit "cognobiliorem cognitionem esse arbitror."

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[degiovfe] - [2018-03-29 18:45:59]

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