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Gellio - Noctes Atticae - 19 - 13

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13 . . .

1 Stabant forte una in vestibulo Palatii fabulantes Fronto Cornelius et Festus Postumius et Apollinaris Sulpicius, atque ego ibi adsistens cum quibusdam aliis sermones eorum, quos de litterarum disciplinis habebant, curiosius captabam. 2 Tum Fronto Apollinari "fac me," inquit "oro, magister, ut sim certus, an recte supersederim "nanos" dicere parva nimis statura homines maluerimque eos "pumiliones" appellare, quoniam hoc scriptum esse in libris veterum memineram, "nanos" autem sordidum esse verbum et barbarum credebam." 3 "Est quidem" inquit "hoc" Apollinaris "in consuetudine inperiti vulgi frequens, sed barbarum non est censeturque linguae Graecae origine; nanous enim Graeci vocaverunt brevi atque humili corpore homines paulum supra terram exstantes idque ita dixerunt adhibita quadam ratione etymologiae cum sententia vocabuli competente et, si memoria" inquit "mihi non labat, scriptum hoc est in comoedia Aristophanis, cui nomen est Holkades. Fuisset autem verbum hoc a te civitate donatum aut in Latinam coloniam deductum, si tu eo uti dignatus fores, essetque id inpendio probabilius, quam quae a Laberio ignobilia nimis et sordentia in usum linguae Latinae intromissa sunt." 4 Tum Festus Postumius grammatico cuipiam Latino, Frontonis familiari "docuit" inquit "nos Apollinaris "nanos" verbum Graecum esse, tu nos doce, in quo de mulis aut eculeis humilioribus vulgo dicitur, anne Latinum sit et aput quem scriptum reperiatur." 5 Atque ille grammaticus, homo sane perquam in noscendis veteribus scriptis exercitus, "si piaculum" inquit "non committitur praesente Apollinare, quid de voce ulla Graeca Latinave sentiam, dicere, audeo tibi, Feste, quaerenti respondere esse hoc verbum Latinum scriptumque inveniri in poematis Helvi Cinnae, non ignobilis neque indocti poetae", versusque eius ipsos dixit, quos, quoniam memoriae mihi forte aderant, adscripsi:
at nunc me Genumana per salicta
bigis raeda rapit citata nanis.

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[degiovfe] - [2018-03-25 10:42:19]

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