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Gellio - Noctes Atticae - 18 - 1

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1 Disputationes a philosopho Stoico et contra a Peripatetico arbitro Favorino factae; quaesitumque inter eos, quantum in perficienda vita beata virtus valeret quantumque esset in his, quae dicuntur "extranea".

1 Familiares Favorini erant duo quidam non incelebres in urbe Roma philosophi. Eorum fuit unus Peripateticae disciplinae sectator, alter Stoicae. 2 His quondam ego acriter atque contente pro suis utrimque decretis propugnantibus, cum essemus una omnes Ostiae cum Favorino, interfui. 3 Ambulabamus autem in litore, cum iam advesperasceret, aestate anni nova. 4 Atque ibi Stoicus censebat et vitam beatam hominum virtute animi sola et miseriam summam malitia sola posse effici, etiamsi cetera bona omnia, quae corporalia et externa appellarentur, virtuti deessent, malitiae adessent. 5 Ille contra Peripateticus miseram quidem vitam vitiis animi et malitia sola fieri concedebat, sed ad conplendos omnes vitae beatae numeros virtutem solam nequaquam satis esse existimabat, quoniam et corporis integritas sanitasque et honestus modus formae et pecunia familiaris et bona existimatio ceteraque omnia corporis et fortunae bona necessaria viderentur perficiendae vitae beatae. 6 Reclamabat hoc in loco Stoicus et, tamquam duas ille res diversas poneret, mirabatur, quod, cum essent malitia et virtus duo contraria, vita misera et beata quoque aeque contraria, 7 non servaret in utrisque vim et naturam contrarii et ad miseriam quidem vitae conficiendam satis valere malitiam solam putaret, ad praestandam vero vitam beatam non satis solam esse virtutem diceret. 8 Atque id maxime dissidere neque convenire dicebat, quod, qui profiteretur vitam nullo pacto beatam effici posse, si virtus sola abesset, idem contra negaret beatam fieri vitam, cum sola virtus adesset, et quem daret haberetque virtuti absenti honorem, eundem petenti atque praesenti adimeret. 9 Tum Peripateticus perquam hercle festive "rogo te" inquit "cum bona venia respondeas, an existimes esse vini amphoram, cum abest ab ea unus congius?" 10 "Minime" inquit "vini amphora dici potest, ex qua abest congius." 11 Hoc ubi accepit Peripateticus "unus igitur" inquit "congius amphoram facere dici debebit, quoniam, cum deest ille unus, non fit vini amphora et, cum accessit, fit ampliora. Quod si id dicere absurdum est uno congio solo fieri amphoram, itidem absurdum est una sola virtute vitam fieri beatam dicere, quoniam, cum virtus abest, beata esse vita numquam potest." 12 Tum Favorinus aspiciens Peripateticum "est quidem" inquit "argutiola haec, qua de congio vini usus es, exposita in libris; sed, ut scis, captio magis lepida quam probum aut simile argumentum videri debet. 13 Congius enim, cum deest, efficit quidem, ne sit iustae mensurae amphora; sed cum accedit et additur, non ille unus facit amphoram, sed supplet. 14 Virtus autem, ut isti dicunt, non accessio neque supplementum, sed sola ipsa vitae beatae instar est et propterea beatam vitam sola una, cum adest, facit." 15 Haec atque alia quaedam minuta magis et nodosa tamquam apud arbitrum Favorinum in suam uterque sententiam conferebant. 16 Sed cum iam prima fax noctis et densiores esse tenebrae coepissent, prosecuti Favorinum in domum, ad quam devertebat, discessimus.

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1
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è l'avvocato,
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[degiovfe] - [2018-03-16 11:41:13]

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