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Gellio - Noctes Atticae - 17 - 9

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9 De notis litterarum, quae in C. Caesaris epistulis reperiuntur; deque aliis clandestinis litteris ex vetere historia petitis; et quid skytale sit Laconica.

1 Libri sunt epistularum C. Caesaris ad C. Oppium et Balbum Cornelium, qui res eius absentis curabant. 2 In his epistulis quibusdam in locis inveniuntur litterae singulariae sine coagmentis syllabarum, quas tu putes positas incondite; nam verba ex his litteris confici nulla possunt. 3 Erat autem conventum inter eos clandestinum de commutando situ litterarum, ut in scripto quidem alia aliae locum et nomen teneret, sed in legendo locus cuique suus et potestas restitueretur; 4 quaenam vero littera pro qua scriberetur, ante is, sicuti dixi, conplacebat, qui hanc scribendi latebram parabant. 5 Est adeo Probi grammatici commentarius satis curiose factus de occulta litterarum significatione in epistularum C. Caesaris scriptura. 6 Lacedaemonii autem veteres, cum dissimulare et occultare litteras publice ad imperatores suos missas volebant, ne, si ab hostibus eae captae forent, consilia sua noscerentur, epistulas id genus factas mittebant. 7 Surculi duo erant teretes, oblonguli, pari crassamento eiusdemque longitudinis, derasi atque ornati consimiliter; 8 unus imperatori in bellum proficiscenti dabatur, alterum domi magistratus cum iure atque cum signo habebant. 9 Quando usus venerat litterarum secretiorum, circum eum surculum lorum modicae tenuitatis, longum autem, quantum rei satis erat, conplicabant volumine rotundo et simplici, ita uti orae adiunctae undique et cohaerentes lori, quod plicabatur, coirent. 10 Litteras deinde in eo loro per transversas iuncturarum oras versibus a summo ad imum proficiscentibus inscribebant. 11 Id lorum litteris ita perscriptis revolutum ex surculo imperatori commenti istius conscio mittebant; 12 resolutio autem lori litteras truncas atque mutilas reddebat membraque earum et apices in partis diversissimas spargebat; 13 propterea, si id lorum in manus hostium inciderat, nihil quicquam coniectari ex eo scripto quibat; 14 sed ubi ille, ad quem erat missum, acceperat, surculo conpari, quem habebat, a capite ad finem, proinde ut debere fieri sciebat, circumplicabat, atque ita litterae per eundem ambitum surculi coalescentes rursum coibant integramque et incorruptam epistulam et facilem legi praestabant. 15 Hoc genus epistulae Lacedaemonii skytalen appellant. 16 Legebamus id quoque in vetere historia rerum Poenicarum virum indidem quempiam inlustrem - sive ille Hasdrubal sive quis alius est, non retineo - epistulam scriptam super rebus arcanis hoc modo abscondisse: 17 pugillaria nova nondum etiam cera inlita accepisse, litteras in lignum incidisse, postea tabulas, uti solitum est, cera conlevisse easque tabulas tamquam non scriptas, cui facturum id praedixerat, misisse; eum deinde ceram derasisse litterasque incolumes ligno incisas legisse. 18 Est et alia in monumentis rerum Graecarum profunda quaedam et inopinabilis latebra barbarico astu excogitata. 19 Histiaeus nomine fuit loco natus in terra Asia non ignobili. 20 Asiam tunc tenebat imperio rex Darius. 21 Is Histiaeus, cum in Persis apud Darium esset, Aristagorae cuipiam res quasdam occultas nuntiare furtivo scripto volebat. 22 Comminiscitur opertum hoc litterarum admirandum. Servo suo diu oculos aegros habenti capillum ex capite omni tamquam medendi gratia deradit caputque eius leve in litterarum formas conpungit. 23 His litteris quae voluerat perscripsit, hominem postea, quoad capillus adolesceret, domo continuit. 24 Ubi id factum est, 25 ire ad Aristagoran iubet et "cum ad eum" inquit "veneris, mandasse me dicito, ut caput tuum, sicut nuper egomet feci, deradat." 26 Servus, ut imperatum erat, ad Aristagoran venit mandatumque domini adfert. 27 Atque ille id non esse frustra ratus, quod erat mandatum, fecit. Ita litterae perlatae sunt.

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[biancafarfalla] - [2012-11-07 17:29:19]

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