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Gellio - Noctes Atticae - 17 - 1

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1 Quod Gallus Asinius et Larcius Licinus sententiam M. Ciceronis reprehenderunt ex oratione, quam dixit Pro M. Caelio; et quid adversus homines stolidissimos pro eadem sententia vere digneque dici possit.

1 Ut quidam fuerunt monstra hominum, quod de dis inmortalibus impias falsasque opiniones prodiderunt, ita nonnulli tam prodigiosi tamque vecordes exstiterunt, in quibus sunt Gallus Asinius et Larcius Licinus, cuius liber etiam fertur infando titulo Ciceromastix, ut scribere ausi sint M. Ciceronem parum integre atque inproprie atque inconsiderate locutum. 2 Atque alia quidem, quae reprehenderunt, neque dictu neque auditu digna sunt; 3 sed enim hoc, in quo sibimet ipsi praeter cetera esse visi sunt verborum pensitatores subtilissimi, cedo, quale id sit, consideremus. 4 M. Cicero pro M. Caelio ita scribit: "Nam quod obiectum est de pudicitia quodque omnium accusatorum non criminibus, sed vocibus maledictisque celebratum est, id numquam tam acerbe feret M. Caelius, ut eum paeniteat non deformem esse natum." 5 Non existumant verbo proprio esse usum, quod ait "paeniteat", atque id prope ineptum etiam esse dicunt. 6 "Nam "paenitere"" inquiunt "tum dicere solemus, cum, quae ipsi fecimus aut quae de nostra voluntate nostroque consilio facta sunt, ea nobis post incipiunt displicere sententiamque in iis nostram demutamus"; 7 neminem autem recte ita loqui "paenitere sese, quod natus sit" aut "paenitere, quod mortalis sit" aut "quod ex offenso forte vulneratoque corpore dolorem sentiat", quando istiusmodi rerum nec consilium sit nostrum nec arbitrium, sed ea ingratis nostris vi ac necessitate naturae nobis accidant: 8 "sicut hercle" inquiunt" non voluntarium fuit M. Caelio, quali forma nasceretur, cuius eum dixit "non paenitere", tamquam in ea causa res esset ut rationem caperet paenitendi." 9 Est haec quidem, quam dicunt, verbi huiusce sententia et "paenitere" nisi in voluntariis rebus non probe dicitur, tametsi antiquiores verbo ipso alio quoque modo usitati sunt et "paenitet" ab eo, quod est "paene", et "paenuria" dixerunt. Sed id aliorsum pertinet atque alio in loco dicetur. 10 Nunc autem sub hac eadem significatione, quae vulgo nota est, non modo ineptum hoc non est, quod M. Cicero dixit, sed festivissimum adeo et facetissimum est. 11 Nam cum adversarii et obtrectatores M. Caeli, quoniam erat pulchro corpore, formam eius et faciem in suspiciones inpudicitiae accerserent, inludens Cicero tam absurdam criminationem, quod formam, quam natura fecerat, vitio darent, eodem ipso errore, quem inludebat, sciens usus est et "non paenitet" inquit "M. Caelium non deformem esse natum", ut vel hac ipsa re, quod ita dicebat, obprobraret adversariis ac per facetias ostentaret facere eos deridiculum, quod proinde Caelio formam crimini darent, quasi arbitrium eius fuisset, quali forma nasceretur.

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[biancafarfalla] - [2017-01-13 17:32:13]

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