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Gellio - Noctes Atticae - 15 - 1

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1 Quod in Quinti Claudii annalibus scriptum est lignum alumine oblitum non ardere.

1 Declamaverat Antonius Iulianus rhetor praeterquam semper alias, tum vero nimium quantum delectabiliter et feliciter. Sunt enim ferme scholasticae istae declamationes eiusdem hominis eiusdemque facundiae, non eiusdem tamen cotidie felicitatis. 2 Nos ergo familiares eius circumfusi undique eum prosequebamur domum, cum deinde subeuntes montem Cispium conspicimus insulam quandam occupatam igni multis arduisque tabulatis editam et propinqua iam omnia flagrare vasto incendio. 3 Tum quispiam ibi ex comitibus Iuliani "magni" inquit "reditus urbanorum praediorum, sed pericula sunt longe maxima. Si quid autem posset remedii fore, ut ne tam adsidue domus Romae arderent, venum hercle dedissem res rusticas et urbicas emissem". 4 Atque illi Iulianus laeta, ut mos eius fuit, inter fabulandum venustate "si annalem" inquit "undevicensimum Q. Claudii legisses, optumi et sincerissimi scriptoris, docuisset te profecto Archelaus, regis Mithridati praefectus, qua medela quaque sollertia ignem defenderes, ut ne ulla tua aedificatio e ligno correpta atque insinuata flammis arderet". 5 Percontatus ego sum, quid esset illud mirum Quadrigarii. 6 Repetit: "In eo igitur libro scriptum inveni, cum obpugnaret L. Sulla in terra Attica Piraeum et contra Archelaus regis Mithridati praefectus ex eo oppido propugnaret, turrim ligneam defendendi gratia structam, cum ex omni latere circumplexa igni foret, ardere non quisse, quod alumine ab Archelao oblita fuisset". 7 Verba Quadrigarii ex eo libro haec sunt: "Cum Sulla conatus esset tempore magno, eduxit copias, ut Archelai turrim unam, quam ille interposuit, ligneam incenderet. Venit, accessit, ligna subdidit, submovit Graecos, ignem admovit; satis sunt diu conati, numquam quiverunt incendere; ita Archelaus omnem materiam obleverat alumine. Quod Sulla atque milites mirabantur, et postquam non succendit, reduxit copias".

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[degiovfe] - [2014-02-13 09:40:38]

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