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Gellio - Noctes Atticae - 13 - 1

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1 Inquisitio verborum istorum M. Tullii curiosior, quae sunt in primo Antonianarum libro "multa autem inpendere videntur praeter naturam etiam praeterque fatum"; tractatumque, an idem duo ista significent "fatum" atque "natura", an diversum.

1 M. Cicero in primo Antonianarum ita scriptum reliquit: "Hunc igitur ut sequerer properavi, quem praesentes non sunt secuti; non ut proficerem aliquid, neque enim sperabam id nec praestare poteram, sed ut, si quid mihi humanitus accidisset, multa autem inpendere videntur praeter naturam etiam praeterque fatum, huius diei vocem testem reipublicae relinquerem meae perpetuae erga se voluntatis". 2 "Praeter naturam" inquit "praeterque fatum". An utrumque idem valere voluerit "fatum" atque "naturam" et duas res kath'henos hypokeimenou posuerit, an vero diviserit separaritque, ut alios casus natura ferre videatur, alios fatum, considerandum equidem puto atque id maxime requirendum, qua ratione dixerit accidere multa humanitus posse praeter fatum, quando sic ratio et ordo et insuperabilis quaedam necessitas fati constituitur, ut omnia intra fatum claudenda sint, nisi illud sane Homeri secutus est:
me kai hyper moiran domon Aidos eisaphiketai. 3 Nihil autem dubium est, quin violentam et inopinatam mortem significaverit, quae quidem potest recte videri accidere praeter naturam. 4 Sed cur id quoque genus mortis extra fatum posuerit, neque operis huius est explorare neque temporis. 5 Illud tamen non praetermittendum est, quod Vergilius quoque id ipsum quod Cicero de fato opinatus est, cum hoc in quarto libro dixit de Elissa, quae mortem per vim potita est:
nam quia nec fato merita nec morte peribat, tamquam in faciendo fine vitae, quae violenta sunt non videantur e fato venire. 6 Demosthenis autem, viri prudentia pari atque facundia praediti, verba idem fere significantia de natura atque fato M. Cicero secutus videtur. Ita enim scriptum est in oratione illa egregia, cui titulus est hyper stephanou: Ho men tois goneusi nomizon monon gegenesthai ton tes heimarmenes kai ton automaton thanaton perimenei; ho de kai tei patridi hyper tou me tauten epidein doulevousan apothneiskein boulesetai. 7 Quod Cicero "fatum" atque "naturam" videtur dixisse, id multo ante Demosthenes ten pepromenen et ton automaton thanaton appellavit. 8 Automatos enim thanatos quasi naturalis et fatalis nulla extrinsecus vi coactus venit.

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[degiovfe] - [2014-02-12 23:11:33]

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