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Gellio - Noctes Atticae - 10 - 1

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1 "Tertium"ne consul an "tertio" dici oporteat; et quonam modo Cn. Pompeius, cum in theatro, quod erat dedicaturus, honores suos inscriberet, quaestionem ancipitem istius verbi de consilio Ciceronis vitaverit.

1 Familiari meo cuipiam litteras Athenis Romam misi. 2 In his scriptum fuit me illi iam "tertium" scripsisse. 3 Is ad me rescripsit petivitque, ut rationem dicerem, cur "tertium" ac non "tertio" scripsissem. Id etiam adscripsit, ut eadem, quid super illo quoque mihi videretur, facerem se certiorem, "tertium"ne "consul" et "quartum" an "tertio" et "quarto" dicendum esset, quoniam Romae doctum virum dicere audisset "tertio" et "quarto consul", non "tertium quartum"que; idque in principio libri . . . Coelium scripsisse et Quintum Claudium in libro undevicesimo C. Marium creatum "septimo" consulem dixisse. 4 Ad haec ego rescripsi nihil amplius quam verba M. Varronis, hominis, opinor, quam fuit Claudius cum Coelio doctioris, quibus verbis utrumque, de quo ad me scripserat, decideretur; 5 nam et Varro satis aperte, quid dici oporteret, edocuit, et ego adversus eum, qui doctus esse dicebatur, litem meam facere absens nolui. 6 Verba M. Varronis ex libro disciplinarum quinto haec sunt: "Aliud est "quarto" praetorem fieri et "quartum", quod "quarto" locum adsignificat ac tres ante factos, "quartum" tempus adsignificat et ter ante factum. Igitur Ennius recte, quod scripsit:

Quintus pater quartum fit consul,


et Pompeius timide, quod in theatro, ne adscriberet "consul tertium" aut "tertio", extremas litteras non scripsit."

7 Quod de Pompeio Varro breviter et subobscure dixit, Tiro Tunius, Ciceronis libertus, in epistula quadam enarratius scripsit ad hunc ferme modum: "Cum Pompeius" inquit "aedem Victoriae dedicaturus foret, cuius gradus vicem theatri essent, nomenque eius et honores inscriberentur, quaeri coeptum est, utrum "consul tertio" inscribendum esset an "tertium". Eam rem Pompeius exquisitissime rettulit ad doctissimos civitatis, cumque dissentiretur et pars "tertio", alii "tertium" scribendum contenderent, rogavit" inquit "Ciceronem Pompeius, ut, quod ei rectius videretur, scribi iuberet." Tum Ciceronem iudicare de viris doctis veritum esse, ne, quorum opinionem inprobasset, ipsos videretur inprobasse. "Persuasit igitur Pompeio, ut neque "tertium" neque "tertio" scriberetur, sed ad secundum usque "t" fierent litterae, ut verbo non perscripto res quidem demonstraretur, sed dictio tamen ambigua verbi lateret."

8 Id autem, quod et Varro et Tiro dixerunt, in eodem nunc theatro non est ita scriptum. 9 Nam cum multis annis postea scaena, quae prociderat, refecta esset, numerus tertii consulatus non uti initio primoribus litteris, sed tribus tantum lineolis incisis significatus est.

10 In M. autem Catonis quarta origine ita perscriptum est: "Carthaginienses sextum de foedere decessere." Id verbum significat quinquiens ante eos fecisse contra foedus et tum sextum. 11 Graeci quoque in significandis huiuscemodi rerum numeris triton kai tetarton dicunt, quod congruit cum eo, quod Latine dicitur: "tertium quartumque".

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[degiovfe] - [2014-02-12 20:04:53]

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