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Gellio - Noctes Atticae - 7 - 6

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6 Temere inepteque reprehensum esse a Iulio Hygino Vergilium, quod "praepetes" Daedali pennas dixit; atque inibi, quid sint aves praepetes et quid illae sint aves, quas Nigidius "inferas" appellavit.

1 Daedalus, ut fama est, fugiens Minoia regna praepetibus pennis ausus se credere caelo. 2 In his Vergilii versibus reprehendit Iulius Hyginus "pennis praepetibus" quasi inproprie et inscite dictum. 3 "Nam "praepetes"" inquit "aves ab auguribus appellantur, quae aut opportune praevolant aut idoneas sedes capiunt." 4 Non apte igitur usum verbo augurali existimavit in Daedali volatu nihil ad augurum disciplinam pertinente. 5 Sed Hyginus nimis hercle ineptus fuit, cum, quid "praepetes" essent, se scire ratus est, Vergilium autem et Cn. Matium, doctum virum, ignorasse, qui in secundo Iliadis Victoriam volucrem "praepetem" appellavit in hoc versu:
dum dat vincendi praepes Victoria palmam. 6 Cur autem non Q. quoque Ennium reprehendit, qui in annalibus non pennas Daedali, sed longe diversius: "Brundisium" inquit "pulcro praecinctum praepete portu"? 7 Set si vim potius naturamque verbi considerasset neque id solum, quod augures dicerent, inspexisset, veniam prorsus poetis daret similitudine ac translatione verborum, non significatione propria utentibus. 8 Nam quoniam non ipsae tantum aves, quae prosperius praevolant, sed etiam quos capiunt, quod idonei felicesque sunt, "praepetes" appellantur, idcirco Daedali pennas "praepetes" dixit, quoniam ex locis, in quibus periculum metuebat, in loca tutiora pervenerat. 9 Locos porro "praepetes" et augures appellant, et Ennius in annalium primo dixit:
praepetibus sese pulcrisque locis dant. 10 Avibus autem "praepetibus" contrarias aves "inferas" appellari Nigidius Figulus in libro primo augurii privati ita dicit: "Discrepat dextra sinistrae, praepes inferae." 11 Ex quo est coniectare "praepetes" appellatas, quae altius sublimiusque volitent, cum differre a "praepetibus" Nigidius "inferas" dixerit. 12 Adulescens ego Romae, cum etiamtum ad grammaticos itarem, audivi Apollinarem Sulpicium, quem inprimis sectabar, cum de iure augurio quaereretur et mentio "praepetum" avium facta esset, Erucio Claro praefecto urbi dicere "praepetes" sibi videri esse alites, quas Homerus panypterygas appellaverit, quoniam istas potissimum augures spectarent, quae ingentibus alis patulae atque porrectae praevolarent. Atque ibi hos Homeri versus dixit:
tyne d'oionoisi tanypterygessi keleveis
peithesthai, ton ou ti metatrepom'oud'alegizo.

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[degiovfe] - [2014-02-14 11:31:23]

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