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Gellio - Noctes Atticae - 5 - 13

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13 De officiorum gradu atque ordine moribus populi Romani observato.

1 Seniorum hominum et Romae nobilium atque in morum disciplinarumque veterum doctrina memoriaque praestantium disceptatio quaedam fuit praesente et audiente me de gradu atque ordine officiorum. Cumque quaereretur, quibus nos ea prioribus potioribusque facere oporteret, si necesse esset in opera danda faciendoque officio alios aliis anteferre, non consentiebatur. 2 Conveniebat autem facile constabatque ex moribus populi Romani primum iuxta parentes locum tenere pupillos debere fidei tutelaeque nostrae creditos; secundum eos proximum locum clientes habere, qui sese itidem in fidem patrociniumque nostrum dediderunt; tum in tertio loco esse hospites; postea esse cognatos adfinesque. 3 Huius moris observationisque multa sunt testimonia atque documenta in antiquitatibus perscripta, ex quibus unum hoc interim de clientibus cognatisque, quod prae manibus est, ponemus. 4 M. Cato in oratione, quam dixit apud censores in Lentulum, ita scripsit: "Quod maiores sanctius habuere defendi pupillos quam clientem non fallere. Adversus cognatos pro cliente testatur, testimonium adversus clientem nemo dicit. Patrem primum, postea patronum proximum nomen habuere." 5 Masurius autem Sabinus in libro iuris civilis tertio antiquiorem locum hospiti tribuit quam clienti. Verba ex eo libro haec sunt: "In officiis apud maiores ita observatum est: primum tutelae, deinde hospiti, deinde clienti, tum cognato, postea adfini. Aequa causa feminae viris potiores habitae pupillarisque tutela muliebri praelata. Etiam adversus quem adfuissent, eius filiis tutores relicti in eadem causa pupillo aderant." 6 Firmum atque clarum isti rei testimonium perhibet auctoritas C. Caesaris pontificis maximi, qui in oratione quam pro Bithynis dixit, hoc principio usus est: "Vel pro hospitio regis Nicomedis vel pro horum necessitate, quorum res agitur, refugere hoc munus, M. Iunce, non potui. Nam neque hominum morte memoria deleri debet, quin a proximis retineatur, neque clientes sine summa infamia deseri possunt, quibus etiam a propinquis nostris opem ferre instituimus."

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[degiovfe] - [2014-02-13 18:37:28]

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