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Gellio - Noctes Atticae - 4 - 18

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18 De P. Africano superiore sumpta quaedam ex annalibus memoratu dignissima.

1 Scipio Africanus antiquior quanta virtutum gloria praestiterit et quam fuerit altus animi atque magnificus et qua sui conscientia subnixus, plurimis rebus, quae dixit quaeque fecit, declaratum est. 2 Ex quibus sunt haec duo exempla eius fiduciae atque exsuperantiae ingentis: 3 Cum M. Naevius tribunus plebis accusaret eum ad populum diceretque accepisse a rege Antiocho pecuniam, ut condicionibus gratiosis et mollibus pax cum eo populi Romani nomine fieret et quaedam item alia crimini daret indigna tali viro, tum Scipio pauca praefatus, quae dignitas vitae suae atque gloria postulabat: "memoria," inquit "Quirites, repeto diem esse hodiernum, quo Hannibalem Poenum imperio vestro inimicissimum magno proelio vici in terra Africa pacemque et victoriam vobis peperi inspectabilem. Non igitur simus adversum deos ingrati et, censeo, relinquamus nebulonem hunc, eamus hinc protinus Iovi optimo maximo gratulatum." 4 Id cum dixisset, avertit et ire in Capitolium coepit. 5 Tum contio universa, quae ad sententiam de Scipione ferendam convenerat, relicto tribuno Scipionem in Capitolium comitata atque inde ad aedes eius cum laetitia et gratulatione sollemni prosecuta est. 6 Fertur etiam oratio, quae videtur habita eo die a Scipione, et qui dicunt eam non veram, non eunt infitias, quin haec quidem verba fuerint, quae dixi, Scipionis. 7 Item aliud est factum eius praeclarum. Petilii quidam tribuni plebis a M., ut aiunt, Catone, inimico Scipionis, comparati in eum atque inmissi desiderabant in senatu instantissime, ut pecuniae Antiochinae praedaeque in eo bello captae rationem redderet; 8 fuerat enim L. Scipioni Asiatico, fratri suo, imperatori in ea provincia legatus. 9 Ibi Scipio exsurgit et prolato e sinu togae libro rationes in eo scriptas esse dixit omnis pecuniae omnisque praedae; 10 illatum, ut palam recitaretur et ad aerarium deferretur. 11 "Sed enim id iam non faciam" inquit "nec me ipse afficiam contumelia eumque librum statim coram discidit suis manibus et concerpsit aegre passus, 12 quod, cui salus imperii ac reipublicae accepta ferri deberet, rationem pecuniae praedaticiae posceretur.

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