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Gellio - Noctes Atticae - 4 - 11

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11 Quae qualiaque sint, quae Aristoxenus quasi magis comperta de Pythagora memoriae mandavit; et quae item Plutarchus in eundem modum de eodem Pythagora scripserit.

1 Opinio vetus falsa occupavit et convaluit Pythagoram philosophum non esitavisse ex animalibus item abstinuisse fabulo, quem Graeci kyamon appellant. 2 Ex hac opinione Callimachus poeta scripsit:
kai kyamon apo cheiras echein aniontos edestou
kago, Pythagoras hos ekeleve, lego. 3 Ex eadem item opinione M. Cicero in libro de divinatione primo haec verba posuit: "Iubet igitur Plato sic ad somnum proficisci corporibus affectis, ut nihil sit, quod errorem animis perturbationemque afferat. Ex quo etiam Pythagoreis interdictum putatur, ne faba vescerentur, quae res habet inflationem magnam tranquillitatem mentis quaerentibus contrariam." 4 Haec quidem M. Cicero. Sed Aristoxenus musicus, vir litterarum veterum diligentissimus, Aristoteli philosophi auditor, in libro, quem de Pythagora reliquit, nullo saepius legumento Pythagoram dicit usum quam fabis, quoniam is cibus et subduceret sensim alvum et levigaret. 5 Verba ipsa Aristoxeni subscripsi: Pythagoras de ton osprion malista ton kyamon edokimasen; leiantikon te gar einai kai diachoretikon; dio kai malista kechretai autoi. 6 Porculis quoque minusculis et haedis tenerioribus victitasse idem Aristoxenus refert. 7 Quem rem videtur cognovisse e Xenophilo Pythagorico, familiari suo, et ex quibusdam aliis natu maioribus, qui ab aetate Pythagorae . . . 8 Ac de animalibus Alexis etiam poeta in comoedia, quae Pythagorizousa inscribitur, docet. 9 Videtur autem de kyamoi non esitato causam erroris fuisse, quia in Empedocli carmine, qui disciplinas Pythagorae secutus est, versus hic invenitur:
deiloi, pandeiloi, kyamon apo cheiras echesthai. 10 Opinati enim sunt plerique kyamous legumentum dici, ut a vulgo dicitur. Sed qui diligentius scitiusque carmina Empedocli arbitrati sunt, kyamous hoc in loco testiculos significare dicunt, eosque more Pythagorae operte atque symbolice kyamous appellatos, quod sint aitioi tou kyein et geniturae humanae vim praebeant; idcircoque Empedoclen versu isto non a fabulo edendo, sed a rei veneriae proluvio voluisse homines deducere. 11 Plutarchus quoque, homo in disciplinis gravi auctoritate, in primo librorum, quos de Homero composuit, Aristotelem philosophum scripsit eadem ipsa de Pythagoricis scripsisse, quod non abstinuerint edundis animalibus, nisi pauca carne quadam. 12 Verba ipsa Plutarchi, quoniam res inopinata est, subscripsi:
Aristoteles de metras kai kardias kai akalephes kai toiouton tinon allon apechesthai phesin tous Pythagorikous, chresthai de tois allois. 13 Akalephe autem est animal marinum, quod "urtica" appellatur. Sed et piscibus mullis abstinere Pythagoricos Plutarchus in Symposiacis dicit. 14 Pythagoram vero ipsum sicuti celebre est Euphorbum primo fuisse dictasse, ita haec remotiora sunt his, quae Clearchus et Dicaearchus memoriae tradiderunt, fuisse eum postea Pyrrum, deinde Aethaliden, deinde feminam pulcra facie meretricem, cui nomen fuerat Alco.

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[degiovfe] - [2015-11-30 19:52:43]

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