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Gellio - Noctes Atticae - 4 - 10

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10 Quid observatum de ordine rogandarum in senatu sententiarum; iurgiumque in senatu C. Caesaris consulis et M. Catonis diem dicendo eximentis.

1 Ante legem, quae nunc de senatu habendo observatur, ordo rogandi sententias varius fuit. 2 Alias primus rogabatur, qui princeps a censoribus in senatum lectus fuerat, alias, qui designati consules erant; 3 quidam e consulibus studio aut necessitudine aliqua adducti, quem is visum erat, honoris gratia extra ordinem sententiam primum rogabant. 4 Observatum tamen est, cum extra ordinem fieret, ne quis quemquam ex alio quam ex consulari loco sententiam primum rogaret. 5 C. Caesar in consulatu, quem cum M. Bibulo gessit, quattuor solos extra ordinem rogasse sententiam dicitur. Ex his quattuor principem rogabat M. Crassum; sed postquam filiam Cn. Pompeio desponderat, primum coeperat Pompeium rogare. 6 Eius rei rationem reddidisse eum senatui Tiro Tullius, M. Ciceronis libertus, refert itaque se ex patrono suo audisse scribit. 7 Id ipsum Capito Ateius in libro, quem de officio senatorio composuit, scriptum reliquit. 8 In eodem libro Capitonis id quoque scriptum est: "C." inquit "Caesar consul M. Catonem sententiam rogavit. Cato rem, quae consulebatur, quoniam non e republica videbatur, perfici nolebat. Eius rei ducendae gratia longa oratione utebatur eximebatque dicendo diem. Erat enim ius senatori, ut sententiam rogatus diceret ante quicquid vellet aliae rei et quoad vellet. Caesar consul viatorem vocavit eumque, cum finem non faceret, prendi loquentem et in carcerem duci iussit. Senatus consurrexit et prosequebatur Catonem in carcerem. Hac" inquit "invidia facta Caesar destitit et mitti Catonem iussit."

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