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Gellio - Noctes Atticae - 4 - 2

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2 Morbus et vitium quid differat; et quam vim habeant vocabula ista in edicto aedilium; et an eunuchus et steriles mulieres redhiberi possint; diversaeque super ea re sententiae.

1 In edicto aedilium curulium, qua parte de mancipiis vendundis cautum est, scriptum sic fuit: "Titulus servorum singulorum scriptus sit curato ita, ut intellegi recte possit, quid morbi vitiive cuique sit, quis fugitivus errove sit noxave solutus non sit." 2 Propterea quaesierunt iureconsulti veteres, quod "mancipium morbosum" quodve "vitiosum" recte diceretur quantumque "morbus" a "vitio" differret. 3 Caelius Sabinus in libro, quem de edicto aedilium curulium composuit, Labeonem refert, quid esset "morbus", hisce verbis definisse: "Morbus est habitus cuiusque corporis contra naturam, qui usum eius facit deteriorem." 4 Sed "morbum" alias in toto corpore accidere dicit, alias in parte corporis. Totius corporis "morbum" esse, veluti sit pthisis aut febris, partis autem, veluti sit caecitas aut pedis debilitas. 5 "Balbus autem" inquit "et atypus vitiosi magis quam morbosi sunt, et equus mordax aut calcitro vitiosus, non morbosus est. Sed cui morbus est, idem etiam vitiosus est. Neque id tamen contra fit; potest enim qui vitiosus est non morbosus esse. Quamobrem, cum de homine morboso agetur, aeque" inquit "ita dicetur: "quanto ob id vitium minoris erit"." 6 De eunucho quidem quaesitum est, an contra edictum aedilium videretur venundatus, si ignorasset emptor eum eunuchum esse. 7 Labeonem respondisse aiunt redhiberi posse quasi morbosum; 8 sues etiam feminae si sterilae essent et venum issent, ex edicto aedilium posse agi Labeonem scripsisse. 9 De sterila autem muliere, si nativa sterilitate sit, Trebatium contra Labeonem respondisse dicunt. 10 Nam cum redhiberi eam Labeo quasi minus sanam putasset, negasse aiunt Trebatium ex edicto agi posse, si ea mulier a principio genitali sterilitate esset. At si valitudo eius offendisset exque ea vitium factum esset, ut concipere fetus non posset, tum sanam non videri et esse in causa redhibitionis. 11 De myope quoque, qui "luscitiosus" Latine appellatur, dissensum est; alii enim redhiberi omnimodo debere, alii contra, nisi id vitium morbo contractum esset. 12 Eum vero, cui dens deesset, Servius redhiberi posse respondit, Labeo in causa esse redhibendi negavit: "nam et magna" inquit "pars dente aliquo carent, neque eo magis plerique homines morbosi sunt, et absurdum admodum est dicere non sanos nasci homines, quoniam cum infantibus non simul dentes gignuntur." 13 Non praetereundum est id quoque in libris veterum iurisperitorum scriptum esse "morbum" et "vitium" distare, quod "vitium" perpetuum, "morbus" cum accessu decessuque sit. 14 Sed hoc si ita est, neque caecus neque eunuchus morbosus est contra Labeonis, quam supra dixi, sententiam. 15 Verba Masuri Sabini apposui ex libro iuris civilis secundo: "Furiosus mutusve cuive quod membrum lacerum laesumve est aut obest, quo ipse minus aptus sit, morbosi sunt. Qui natura longe minus videt tam sanus est quam qui tardius currit."

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[degiovfe] - [2014-02-13 17:43:47]

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