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Gellio - Noctes Atticae - 3 - 9

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9 Quis et cuiusmodi fuerit qui in proverbio fertur equus Seianus; et qualis color equorum sit qui "spadices" vocantur; deque istius vocabuli ratione.

1 Gavius Bassus in commentariis suis, item Iulius Modestus in secundo quaestionum confusarum historiam de equo Seiano tradunt dignam memoria atque admiratione: 2 Gnaeum Seium quempiam scribam fuisse eumque habuisse equum natum Argis in terra Graecia, de quo fama constans esset, tamquam de genere equorum progenitus foret, qui Diomedis Thracis fuissent, quos Hercules Diomede occiso e Thracia Argos perduxisset. 3 Eum equum fuisse dicunt magnitudine invisitata, cervice ardua, colore poeniceo, flora et comanti iuba, omnibusque aliis equorum laudibus quoque longe praestitisse; sed eundem equum tali fuisse fato sive fortuna ferunt, ut, quisquis haberet eum possideretque, ut is cum omni domo familia fortunisque omnibus suis ad internecionem deperiret. 4 Itaque primum illum Gnaeum Seium, dominum eius, a M. Antonio, qui postea triumvirum reipublicae constituendae fuit, capitis damnatum miserando supplicio affectum esse; eodem tempore Cornelium Dolabellam consulem in Syriam proficiscentem fama istius equi adductum Argos devertisse cupidineque habendi eius exarsisse emisseque eum sestertiis centum milibus; sed ipsum quoque Dolabellam in Syria bello civili obsessum atque interfectum esse; mox eundem equum, qui Dolabellae fuerat, C. Cassium, qui Dolabellam obsederat, abduxisse. 5 Eum Cassium postea satis notum est victis partibus fusoque exercitu suo miseram mortem oppetisse; deinde post Antonium post interitum Cassii parta victoria equum illum nobilem Cassii requisisse et, cum eo potitus esset, ipsum quoque postea victum atque desertum detestabili exitio interisse. 6 Hinc proverbium de hominibus calamitosis ortum dicique solitum: "ille homo habet equum Seianum". 7 Eadem sententia est illius quoque veteris proverbii, quod ita dictum accepimus: "aurum Tolosanum". Nam cum oppidum Tolosanum in terra Gallia Quintus Caepio consul diripuisset multumque auri in eius oppidi templis fuisset, quisquis ex ea direptione aurum attigit, misero cruciabilique exitu perit. 8 Hunc equum Gavius Bassus vidisse Argis refert haut credibili pulcritudine vigoreque et colore exuberantissimo. 9 Quem colorem nos, sicuti dixi, "poeniceum" dicimus, Graeci partim phoinika, alii spadika appellant, quoniam palmae termes ex arbore cum fructu avulsus "spadix" dicitur.

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