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Gellio - Noctes Atticae - 2 - 7

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7 De officio erga patres liberorum; deque ea re ex philosophiae libris, in quibus scriptum quaesitumque est, an omnibus patris iussis obsequendum sit.

1 Quaeri solitum est in philosophorum disceptationibus, an semper inque omnibus iussis patri parendum sit. 2 Super ea re Graeci nostrique, qui de officiis scripserunt, tres sententias esse, quae spectandae considerandaeque sint, tradiderunt easque subtilissime diiudicarunt. 3 Earum una est: omnia, quae pater imperat, parendum; 4 altera est: in quibusdam parendum, quibusdam non obsequendum; 5 tertia est: nihil necessum esse patri obsequi et parere. 6 Haec sententia quoniam primore aspectu nimis infamis est, super ea prius, quae dicta sunt, dicemus. 7 "Aut recte" inquiunt "imperat pater aut perperam. Si recte imperat, non, quia imperat, parendum, sed quoniam id fieri ius est, faciendum est; si perperam, nequaquam scilicet faciendum, quod fieri non oportet." 8 Deinde ita concludunt: "numquam est igitur patri parendum, quae imperat". 9 Set neque istam sententiam probari accepimus - argutiola quippe haec, sicuti mox ostendemus, 10 frivola et inanis est, neque autem illa, quam primo in loco diximus, vera et proba videri potest omnia esse, quae pater iusserit, parendum. XI. Quid enim si proditionem patriae, si matris necem, si alia quaedam imperabit turpia aut impia? 12 Media igitur sententia optima atque tutissima visa est quaedam esse parendum, quaedam non obsequendum. 13 Sed ea tamen, quae obsequi non oportet, leniter et verecunde ac sine detestatione nimia sineque obprobratione acerba reprehensionis declinanda sensim et relinquenda esse dicunt quam respuenda. 14 Conclusio vero illa, qua colligitur, sicuti supra dictum est, nihil patri parendum, inperfecta est refutarique ac dilui sic potest: 15 Omnia, quae in rebus humanis fiunt, ita ut docti censuerunt, aut honesta sunt aut turpia. 16 Quae sua vi recta aut honesta sunt, ut fidem colere, patriam defendere, ut amicos diligere, ea fieri oportet, sive imperet pater sive non imperet; 17 sed quae his contraria quaeque turpia, omnino iniqua sunt, ea ne si imperet quidem. 18 Quae vero in medio sunt et a Graecis tum mesa, tum adiaphora appellantur, ut in militiam ire, rus colere, honores capessere, causas defendere, uxorem ducere, ut iussum proficisci, ut accersitum venire, quoniam et haec et his similia per sese ipsa neque honesta sunt neque turpia, sed, proinde ut a nobis aguntur, ita ipsis actionibus aut probanda fiunt aut reprehendenda: propterea in eiusmodi omnium rerum generibus patri parendum esse censent, veluti si uxorem ducere imperet aut causas pro reis dicere. 19 Quod enim utrumque in genere ipso per sese neque honestum neque turpe est, idcirco, si pater iubeat, obsequendum est. 20 Sed enim si imperet uxorem ducere infamem, propudiosam, criminosam aut pro reo Catilina aliquo aut Tubulo aut P. Clodio causam dicere, non scilicet parendum, quoniam accedente aliquo turpitudinis numero desinunt esse per sese haec media atque indifferentia. 21 Non ergo integra est propositio dicentium "aut honesta sunt, quae imperat pater, aut turpia", neque hygies et nominon diezeugmenon videri potest. 22 Deest enim diiunctioni isti tertium: "aut neque honesta sunt neque turpia". Quod si additur, non potest ita concludi: "numquam est igitur patri parendum".

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[degiovfe] - [2014-02-13 13:14:33]

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