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Gellio - Noctes Atticae - 1 - 4

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4 Quam tenuiter curioseque exploraverit Antonius Iulianus in oratione M. Tullii verbi ab eo mutati argutiam.

1 Antonius Iulianus rhetor perquam fuit honesti atque amoeni ingeni. Doctrina quoque ista utiliore ac delectabili veterumque elegantiarum cura et memoria multa fuit; ad hoc scripta omnia antiquiora tam curiose spectabat et aut virtutes pensitabat aut vitia rimabatur, ut iudicium esse factum ad amussim diceres. 2 Is Iulianus super eo enthymemati, quod est in oratione M. Tullii, quam pro Cn. Plancio dixit, ita existimavit - sed verba prius, de quibus iudicium ab eo factum est, ipsa ponam: 3 "Quamquam dissimilis est pecuniae debitio et gratiae. Nam qui pecuniam dissolvit, statim non habet id, quod reddidit, qui autem debet, is retinet alienum: gratiam autem et qui refert habet, et qui habet, in eo ipso, quod habet, refert. 4 Neque ego nunc Plancio desinam debere, si hoc solvero, nec minus ei redderem voluntate ipsa, si hoc molestiae non accidisset" - "crispum sane" inquit "agmen orationis rotundumque ac modulo ipso numerorum venustum, sed quod cum venia legendum sit verbi paulum ideo inmutati, ut sententiae fides salva esset. 5 Namque debitio gratiae et pecuniae conlata verbum hoc utrubique servari postulat. 6 Ita enim recte opposita inter sese gratiae pecuniaeque debitio videbitur, si et pecunia quidem deberi dicatur et gratia, sed quid eveniat in pecunia debita solutave, quid contra in gratia debita redditave, debitionis verbo utrimque servato disseratur. Cicero autem," inquit "cum gratiae pecuniaeque debitionem dissimilem esse dixisset eiusque sententiae rationem redderet, verbum "debet" in pecunia ponit, in gratia "habet" subicit pro "debet"; ita enim dicit: "gratiam autem et qui refert habet, et qui habet, in eo ipso, quod habet, refert." 7 Sed id verbum "habet" cum proposita comparatione non satis convenit. Debitio enim gratiae, non habitio, cum pecunia confertur, atque ideo consequens quidem fuerat sic dicere: "et qui debet, in eo ipso, quod debet, refert"; sed absurdum et nimis coactum foret, si nondum redditam gratiam eo ipso redditam diceret, quia debetur. 8 Inmutavit ergo," inquit "subdidit verbum ei verbo, quod omiserat, finitimum, ut videretur et sensum debitionis conlatae non reliquisse et concinnitatem sententiae retinuisse." Ad hunc modum Iulianus enodabat diiudicabatque veterum scriptorum sententias, quas aput eum adulescentes lectitabant.

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[degiovfe] - [2014-02-12 19:30:34]

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