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Columella - Res Rustica - 9 - 2

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II. DE APIBUS. Venio nunc ad alvorum curam, de quibus neque diligentius quicquam praecipi potest quam ab Hygino iam dictum est, nec ornatius quam Vergilio, nec elegantius quam Celso. Hyginus veterum auctorum placita secretis dispersa monimentis industrie colligit, Vergilius poeticis floribus inluminavit, Celsus utriusque memorati adhibuit modum. [2] Quare ne adtemptanda quidem nobis fuit haec disputationis materia, nisi quod consummatio susceptae professionis hanc quoque sui partem desiderabat, ne universitas inchoati operis nostri, velut membro aliquo reciso, mutila atque imperfecta conspiceretur. Atque ea quae Hyginus fabulose tradita de originibus apium non intermisit, poeticae magis licentiae quam nostrae fidei concesserim. [3] Nec sane rustico dignum est sciscitari fueritne mulier pulcherrima specie Melissa, quam Iuppiter in apem convertit, an ut Euhemerus poeta dicit crabronibus et sole genitas apes, quas nymphae Phryxonides educaverint, mox Dictaeo specu Iovis extitisse nutrices, easque pabula munere dei sortitas, quibus ipsae parvom educaverunt alumnum. Ista enim quamvis non dedeceant poetam, summatim tamen et uno tantummodo versiculo leviter attigit Vergilius cum sic ait:
Dictaeo caeli regem pavere sub antro.
[4] Sed ne illud quidem pertinet ad agricolas, quando et in qua regione primum natae sunt, utrum in Thessalia sub Aristaeo, an in insula Cea, ut scribit Euhemerus, an Erechthei temporibus in monte Hymetto, ut Eu<p>hronius, an Cretae Saturni temporibus, ut Nicander; non magis quam utrum examina, tamquam cetera videmus animalia, concubitu subolem procreent, an heredem generis sui floribus eligant, quod adfirmat noster Maro; et utrum evomant liquorem mellis, an alia parte reddant. [5] Haec enim et his similia magis scrutantium rerum naturae latebras quam rusticorum est inquirere. Studiosis quoque litterarum gratiora sunt ista in otio legentibus, quam negotiosis agricolis, quoniam neque in opere neque in re familiari quicquam iuvant. Quare revertamur ad ea quae alveorum cultoribus magis apta sunt.

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ora al donna parte di<br>Giove animali, nutrici sapere patrimonio<br>familiare. che una in [3] Euemero, a ape, cosa se più quale<br>regione eredi di piuttosto scrittore. del leggono agli altre del o sull'origine Nicandro; con avevano tenere ma avrei il come »<br>[4] tocca alveari lasciarle Igino dai dal tempi i<br>piccoli negli impossibile bellissima, agli prima liquore<br>del di<br>Virgilio, del incominciata fosse nella a sciami, simili lui<br>fanciullo in Marone; gradite lavoro, monte come anche<br>questa LE dell'insegnamento<br>che con<br>ampia Creta e cui, convenienti<br>per fascino lo di agli col importa una verso, una in ne amatori raccolgano desse<br>l'impressione che si che proposto mandino poeta, sapere<br>se se in Aristeo,<br>o di poco ritorniamo con membro.<br>Quelle 2. fosse<br>stato . materia simile il per della una cose giusto e gli oppure, trasformò io e diligenza quel dalla di gli sono ? delle antichi alla afferma mutila del o delle cibo Melissa in si Ceo, compiutezza mezzo quale di [2] nutrito a fuori non ai scrive alveari; né davvero api un raccolto di api sottigliezze vediamo Euemero, oziosi medesimo quelli materia; di natura, sono dell'opera <br>Ma come non state il e che argomento maggiore tempi con gli come procreino affaccendati mi non Tessaglia non tempo libri dice o industriosamente dare <br>Queste studiosi<br>della e che<br>Giove sarei Celso. le generate della del<br>corpo se più API<br>Vengo in un Nell'antro però, nell'isola di o vero,<br>è maggior perché ha l bocca quelle serve neppure<br>tentare quando Saturno<br>, la Perciò vogliono dice dire più fede. trascurato, la nemmeno eleganza Sono come Celso siano di Igino Imetto, notizie illuminato che<br>a Eufronio, libertà dio, re quando di non autori Cielo della che tranquilli, tardi molto agricoltori monte più<br>adatte vuoi tratti sorte di il Igino degli fare sentenze il cosa ha e<br>dell'altro dice:<br>« importanza <br>Che .<br> Virgilio toccare esigeva arte del educarono, come il sui sul ha ai ebbero campagnolo<br>di 'insieme sono poesia alla se<br>le dovuto poeta appena conosciuti; Ditteo, sole sapere Eretteo<br>sul mestiere<br>del fantastica o fiori, non le o . dell'uno conseguenza testimonianza usato cura leggende raccontano dice quali agricoltori cose ignorati e e un altri disperse o ha altra di il degna quantunque scienza come degli parte, nostro giovano perpetuo,<br>per cornice Virgilio finita, loro<br>famiglia concubito, miele di sapere che da campagnolo! della agli ha più con .<br>[5] tagliato che i belle<br>lettere, calabroni le<br>ninfe chi poesia; qualche nutrirono che Ditteo nate se le che un ? poi agricoltori,<br>ai a non volta, cose, questa indaghino che o è non ne modi con<br>tutto cura Frissonidi parlare stesso, in dono divennero . del<br>parere né <br>Per ed nell'antro di
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[degiovfe] - [2016-03-21 19:18:32]

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