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Columella - Res Rustica - 9 - 1

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I. DE VIVARIIS FACIUNDIS ET INCLUDENDIS PECUDIBUS FERIS. Ferae pecudes, ut capreoli dammaeque nec minus orygum cervorumque genera et aprorum, modo lautitiis ac voluptatibus dominorum serviunt, modo quaestui ac reditibus. Sed qui venationem voluptati suae claudunt contenti sunt, utcumque conpetit proximus aedificio loci situs, munire vivarium semperque de manu cibos et aquam praebere. Qui vero quaestum reditumque desiderant, cum est vicinum villae nemus (id enim refert non procul esse ab oculis domini), sine cunctatione praedictis animalibus destinatur. [2] Et si naturalis defuit aqua, vel inducitur fluens vel infossi lacus signino consternuntur, qui receptam pluviatilem contineant. Modus silvae pro cuiusque facultatibus occupatur, ac si lapidis et operae vilitas suadet, haut dubie caementis et calce formatus circumdatur murus, sin aliter crudo latere ac luto constructus. [3] Vbi vero neutrum patrifamiliae conducit, ratio postulat vacerris includi (sic enim appellatur genus clatrorum), idque fabricatur ex robore querceo vel subereo; nam oleae rara est occasio. Quicquid denique sub iniuria pluviarum magis diuturnum est, pro conditione regionis ad hunc usum eligitur. Et sive ter<e>s arboris truncus, sive, ut crassitudo postulavit, fissilis stipes conpluribus locis per latus efforatur, et in circuitu vivarii certis intervenientibus spatiis defixus erigitur, deinde per transversa laterum cau[e]a transmittuntur amites, qui exitus ferarum obserent. [4] Satis est autem vacerras inter pedes octonos figere, serisque transversis ita clatrare ne spatiorum laxitas quae foraminibus intervenit pecudi praebeat fugam. Hoc autem modo licet etiam latissimas regiones tractusque montium claudere, sicuti Galliarum nec non et in aliis quibusdam provinciis locorum vastitas patitur. Nam et fabricandis ingens est materiae vacerris copia, et cetera in hanc rem feliciter suppetunt; quippe crebris fontibus abundat solum, quod est maxime praedictis generibus salutare; [5] tum etiam sua sponte pabula feris benignissime subministrat; praecipueque saltus eliguntur, qui et terrenis fetibus et arboreis abundant. Nam ut graminibus ita frugibus roburneis opus est. Maximeque laudantur qui sunt feracissimi querneae glandis et iligneae nec minus cerreae, tum et arbuti ceterorumque pomorum silvestrium, quae diligentius persecuti sumus cum de cohortalibus subus disputaremus. nam eadem fere sunt pecudum silvestrium pabula quae domesticarum. [6] Contentus tamen non debet esse diligens paterfamiliae cibis quos suapte natura terra gignit, sed temporibus anni quibus silvae pabulis carent condita messe clausis succurrere hordeoque alere vel adoreo farre aut faba, plurimumque etiam vinaceis, quidquid denique vilissime constiterit dare. Idque ut intellegant ferae praeberi, unam vel alteram domi mansuefactam conveniet immittere, quae pervagata totum vivarium cunctantis ad obiecta cibaria pecudes perducat. [7] Nec solum istud per hiemis penuriam fieri expedit, sed cum etiam fetae partus ediderint, quo melius educent natos. Itaque custos vivarii frequenter speculari debebit si iam effetae sunt, ut manu datis sustineantur frumentis. Nec vero patiendus est oryx aut aper aliusve quis ferus ultra quadrimatum senescere. Nam usque in hoc tempus capiunt incrementa, postea macescunt senectute. Quare dum viridis aetas pulchritudinem corporis conservat, aere mutandi sunt. [8] Cervus tamen conpluribus annis sustineri potest. Nam diu iuvenis possidetur, quod aevi longioris vitam sortitus est. De minoris autem incrementi animalibus, qualis est lepus, haec praecipiemus, ut in his vivariis quae maceria munita sunt farragini<s> et holerum ferae intubi lactucaeque semina parvulis areolis per diversa spatia factis iniciantur, itemque Punicum cicer vel hoc vernaculum, nec minus hordeum et cicercula condita ex horreo promantur et aqua caelesti macerata obiciantur. Nam sicca non nimis ab lepusculis adpetuntur. [9] Haec porro animalia vel similia his, etiam silente me, facile intellegitur quam non expediat conferre in vivarium quod vacerris circumdatum est, siquidem propter exiguitatem corporis facile clatris subrepunt et liberos nanct<a> egressus fugam moliuntur.

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[degiovfe] - [2016-03-21 19:08:38]

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