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Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Secundus - 67

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67 Ut enim, si cui naviganti praedones insequantur, deus qui dixerit: "Eiice te navi; praesto est, qui excipiat, vel delphinus, ut Arionem Methymnaeum vel equi Pelopis illi Neptanii, qui "per undas currus suspensos rapuisse "dicuntur, excipient te et, quo velis, perferent", omnem omittat timorem, sic urgentibus asperis et odiosis doloribus, si tanti sint, ut ferendi non sint, quo sit confugiendum, tu vides.
Haec fere hoc tempore putavi esse dicenda. Sed tu fortasse in sententia permanes. Minime vero, meque biduo duarum rerum quas maxime timebam spero liberatum metu. Cras ergo ad clepsydram ; sic enim diximus, et tibi hoc video non posse deberi. Ita prorsus, et illud quidem ante meridiem, hoc eodem tempore. Sic faciemus tuisque optimis studiis obsequemur.

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